Marvel’s The Defenders – Recensione

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Mentre sul grande schermo si susseguono le vicende dei grandi supereroi della Marvel, il piccolo schermo è diventato di conseguenza il regno dei “piccoli” supereroi della Marvel. Non tanto piccoli in realtà, visto che la punta di diamante di questo gruppo è Daredevil, la cui serie ha finalmente reso giustizia al personaggio dopo lo scempio del 2003 con Ben Affleck.

Nato come un progetto ben definito, il lato televisivo della Marvel ha, dopo il successo della prima stagione di Daredevil, proseguito con l’esplorazione degli eroi newyorkesi con Jessica Jones, Luke Cage e infine Iron Fist, con lo scopo di riunire infine i quattro per formare i Difensori: se gli Avengers difendono la città dagli attacchi alieni e cybernetici, infatti, i Difensori la proteggono da gang mafiose, organizzazioni criminali più o meno normali e in generale delinquenti di piccola taglia.

Verrebbe da chiedersi, a tal proposito, se una tale concentrazione di eroi a New York sia veramente necessaria, e com’è possibile che non si ritrovino a “rubarsi il lavoro” un giorno sì e l’altro pure.

Marvel’s The Defenders: una combinazione vincente?

Durante l’altissima attesa della serie il quesito che maggiormente interessava i fan era come sarebbe avvenuto l’incontro/scontro tra i quattro, se sarebbero andati d’accordo e come sarebbero riusciti a collaborare. Questo essenzialmente non avviene fino alla terza puntata: le prime due sono solo un’escalation verso questo momento decisivo della serie. Quando alla fine il grande momento giunge, è piacevole, ma non esaltante; da un certo punto di vista più che quattro supereroi si ha la sensazione di guardare quattro bambini con il broncio costretti a lavorare insieme su un progetto scolastico.

Si rende netta fin da subito la spaccatura all’interno del gruppo: Matt Murdock/Daredevil è tormentato, preso dai suoi problemi e diffidente; Jessica Jones è cinica, sarcastica e interessata solo a risolvere il suo caso; Luke Cage cerca di appianare le divergenze di tutti, tranne rari momenti in cui viene preso da scatti di permalosità; e Danny Rand/Iron Fist è capriccioso, infantile e con un forte bisogno di ripetere a tutti che lui è l’Iron Fist, l’Arma Immortale forgiata in K’un-Lun e bla bla.
E’ perciò assolutamente inevitabile che lo spettatore tenda alla simpatia verso i primi due personaggi, ad un’indifferenza mista con qualche momento di ammirazione per il terzo e ad uno spiccato fastidio per l’ultimo.

Sfortuna vuole che i “cattivi” della situazione siano proprio alla ricerca dell’Iron Fist e che quindi, ahimè, buona parte della trama ruoti intorno al personaggio meno interessante del cast.
C’è anche da dire che per tutti coloro che hanno già visto Finn Jones nei panni di Loras Tyrell ne Il Trono di Spade, anch’esso personaggio piuttosto lagnoso e poco simpatico, è difficile non pensare che il problema sia l’attore: in realtà è proprio la sceneggiatura a non rendere giustizia al personaggio, e ad appiattire in modo poco appetibile quello che avrebbe potuto essere un background psicologico molto interessante.

Marvel’s The Defenders e l’assenza di un vero villain

La nota veramente dolente della serie, simpatie a parte, è la mancanza di un villain degno di questo nome. Dopo le incredibili interpretazioni di Kingpin, The Punisher e Killgrave, scegliere come nemico dei Difensori la Mano (che sembra la sorella mal riuscita del Clan del Piede) risulta in un avversario scialbo, poco interessante e che non è in grado di offrire quella sensazione di minaccia necessaria a tenere lo spettatore con il fiato sospeso. Non basta il casting di Sigourney Weaver come comandante della Mano, perchè il suo personaggio sembra comunque appena abbozzato; nè ritirare fuori un’Elektra che ha subito il lavaggio del cervello, perchè anche lei manca di spessore, nonostante i combattimenti molto cool.

La cosa che non funziona è proprio il concetto della Mano: un gruppo criminale che esiste da secoli, guidato da persone che vivono da centinaia di anni, non sono mai stati sconfitti, hanno una tale conoscenza da essere in grado di resuscitare i morti, e poi vengono fatti fuori da quattro eroi sgangherati che si sono conosciuti il giorno prima. Il fatto che in questo mondo esistono alieni super tecnologici, magia e super poteri, non giustifica una simile assenza di logica e credibilità.

In sostanza comunque Marvel’s The Defenders è una serie piacevole, che si guarda facilmente e si può apprezzare se non si hanno aspettative troppo alte; rimane comunque inalterato il primato della serie di Daredevil su tutte le altre di questo filone che, non si sa bene perchè, non riescono proprio ad eguagliarlo.