A Babbo Morto

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Un Canto – di protesta – di Natale

È un libro natalizio illustrato? Quasi. Graphic Journalism di denuncia? Quasi. Un divertissement di un autore che se lo può permettere? Quasi. Un fumetto underground? Quasi.

L’ultima pubblicazione di Zerocalcare sa solo quello che – quasi – è. La certezza è che fa ridere.

Avete presente la canzone degli Ewok che festeggiano la caduta dell’Impero, ne Il Ritorno dello Jedi? [Quella rimasterizzata del ‘97, non la versione originale, caduta nell’oblio.]

Quando morì Margaret Thatcher, cercando quella canzone su YouTube era possibile trovare centinaia di commenti che facevano riferimento alla gioia di centinaia di minatori inglesi, le cui vite furono devastate negli anni ‘80 da un governo spietato e amico delle lobby.

Forse furono reazioni di cattivo gusto (anche perché, diversamente da Palpatine, la Iron Lady era da tempo affetta da demenza senile), ma non è questo il punto. L’immaginario pop si era mischiato ancora una volta con il mondo reale e la stessa Thatcher, figura centrale in centinaia di film inglesi girati o ambientati negli anni ‘80 (dai classici di Ken Loach a Billy Elliot, fino all’interpretazione da Oscar di Maryl Streep in The Iron Lady o alla nuova stagione di The Crown), dopo aver assunto un’aura leggendaria, da un lato era stata trasformata in un’icona pop e dall’altro aveva reso ancora più evidente la possibilità di generalizzare una narrazione di finzione per descrivere più situazioni reali.

Possiamo anche raccontare di malvagi imperatori e di povere creaturine oppresse, ma là fuori c’è un mondo in cui queste tragiche vicende hanno realmente luogo. E bisogna tenerlo ben presente.

Ecco, Zerocalcare ce l’ha ben presente.

E A Babbo Morto inizia così, con i funerali di Babbo Natale, ai quali si presentano capi di stato, manager e industriali.

Aveva cominciato qualche mese fa, pubblicando su Facebook delle spiazzanti illustrazioni colorate da Alberto Madrigal. Folletti che lottavano per i propri diritti contro i crumiri dell’industria Klauss. Renne filonaziste che vengono gambizzate dai sindacalisti.

Nel volume si alternano illustrazioni natalizie per l’infanzia, pagine da taccuino in pieno stile Graphic Journalism e tavole a fumetti cupe che ci raccontano le vicende come fossero interviste televisive. Dal punto di vista della scrittura, i contenuti sono proprio quelli tipici dell’opera di denuncia sociale. Nonostante la cornice fantastica, è facile fare parallelismi (spesso voluti) con centinaia di situazioni verificatisi nel mondo reale. Non ci sono troppe caricature sfacciate (in alcuni casi solo un occhio attento le noterà), e l’autore dà per scontato che il problema sia sistemico e che non sia un problema di singoli industriali malvagi.

Solo, non sempre ci si rende conto di questo, e spesso anche i lavoratori più sfruttati tendono a giustificare i capi d’azienda che li sfruttano facendo paragoni con la propria esperienza nell’economia domestica.

Non proprio una parodia di un certo tipo di fumetto d’inchiesta, quanto piuttosto un omaggio che diverte (o che fa riflettere, a seconda dei casi) e che, in un modo o nell’altro, fa sì che anche i lettori meno avvezzi a una visione del mondo fortemente politica stiano al gioco, accettando il fatto che sì, esistono sfruttatori e lavoratori sfruttati.
Dal punto di vista visivo, vale la pena sottolineare come i tre stili (appunti da reporter scarabocchiati, sgargianti illustrazioni natalizie e tavole angoscianti in stile reportage), grazie anche ai colori di Madrigal, rendano A Babbo Morto l’opera più varia – ed elegante – di Zerocalcare. Viene voglia di riprendere spesso questo volume tra le mani, soppesandolo e lasciandosi pervadere dalla tipica atmosfera delle feste natalizie, oltre che dalla rabbia verso gli sfruttatori.

L’obiettivo non è però, come potrebbe sembrare, quello di presentare ai lettori una grande metafora su carta, né di sconvolgere i matusa benpensanti instillando, nell’animo di lettori altrimenti ciechi agli orrori del mondo esterno, il fuoco della ribellione. Semplicemente l’autore si esprime, si sbizzarrisce e gioca in modo spontaneo con la propria visione del mondo – tragica, piena di Storia, di odio e di lotta – mostrando, come sempre, una profonda consapevolezza e notevoli dosi di ironia e di critica anche sugli argomenti che gli stanno più a cuore. Inoltre, è importante specificarlo, nonostante sia un’opera piena di risvolti tragici e apparentemente privi di una via di uscita, non si può dire che l’autore sia un disilluso, un nichilista. Anche se ci sentiamo travolti in un loop infinito di eventi storici terribili – che la narrativa di evasione non può mettere da parte – varrà sempre la pena farsi forza tutti insieme, guardando a degli obiettivi comuni in direzione di un futuro migliore.E questo, in maniera estremamente contraddittoria, rende A Babbo Morto un perfetto regalo di Natale, possibilmente da non farsi consegnare da raider sottopagati.

Recensione di Andrea Fasano

Natale… i regali, il cenone, i parenti… ma ci avete mai pensato alle condizioni di lavoro dei folletti nella fabbrica di Babbo Natale? Zerocalcare sì, e vi racconta per la prima volta la scabrosa verità dietro al business della consegna dei regali. Bonus! Le anziane rider della Befana scioperano insieme ai minatori sardi (le cui miniere di carbone vengono chiuse perché nelle calze i bambini preferiscono trovare gli orsetti gommosi), per ottenere migliori condizioni di lavoro!

Un libro a metà tra favola (cinica) illustrata e fumetto, magistralmente colorato da Alberto Madrigal. Quando finirete di leggerlo vi ripeterete ad alta voce che Babbo Natale non esiste per sentirvi meno tristi!

A Babbo Morto è già disponibile in fumetteria!