Andrà tutto bene

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Diario dalla Zona Rossa

In pochi mesi il mondo per come lo conoscevamo è stato totalmente stravolto.
In molti hanno innescato ulteriori grandi cambiamenti, nel tentativo di far sentire la propria voce: complottisti, potenti lobby, attivisti e difensori dei diritti umani.

E Leo Ortolani.

Quando è scattato il lockdown, chi di mestiere scrive storie ha udito come un fischio: per qualcuno un richiamo ineluttabile verso la creatività, per qualcun altro una sirena d’allarme. Per altri ancora, sono stati come ultrasuoni impercettibili.

Decine di autori si sono sbizzarriti, ma ben poche voci sono riuscite a emergere dall’inevitabile piattume palustre del “vi racconto la mia giornata e i fatti miei che sicuramente vi interesseranno”.

Nell’ambito del fumetto, due sono stati gli autori che, nel trarre ispirazione dalla crisi globale, sono riusciti a dare il meglio, raggiungendo ogni tipo di pubblico: Zerocalcare e Leo Ortolani. Zerocalcare si è cimentato in una serie di video animati sempre migliori e in grado di offrire punti di vista mai banali; i suoi video hanno raggiunto una popolarità tale che l’autore di Rebibbia è riuscito a farsi scoprire anche dagli ultimi italiani che non lo conoscevano – sembra assurdo, ma erano davvero in tantissimi – o che non avevano provato a leggere i suoi fumetti.

Leo Ortolani, invece, ha fatto quello che gli riesce meglio: produrre tonnellate di storie a fumetti con una costanza fuori dal comune.

E, ricordiamolo, Ortolani è il migliore in quello che fa.

Fin dall’inizio del lockdown, Ortolani è riuscito a pensare e disegnare non una singola vignetta, ma una serie di vignette – praticamente una o due tavole intere – a cadenza giornaliera, mantenendo sempre il suo stile umoristico che, spesso, riesce a rafforzare i momenti malinconici e i pugni nello stomaco accentuando il contrasto. Addirittura, l’autore non solo ha dato vita a nuove gag ricorrenti che non hanno perso efficacia neanche dopo due mesi di vignette quotidiane, ma è anche riuscito laddove molti, se non tutti, hanno fallito: rappresentare graficamente il Covid in maniera efficace, memorabile e non ripugnante. Un vero e proprio personaggio che, addirittura, ha fatto intenerire molti lettori come e più di una gif di gattini.
Ora, a distanza di pochi mesi, le vignette, le gag e i personaggi ci vengono finalmente riproposti in forma cartacea, con un volume di dimensioni non enormi ma dalla gargantuesca quantità di pagine, ben 528 (una vignetta per pagina!), pubblicato nella linea Comics di Feltrinelli.

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Il punto è questo: molti autori, con le stesse premesse e con gag simili, avrebbero creato delle vignette banali, di cattivo gusto e dimenticabili. Quello che riesce a fare Ortolani, come spesso capita, non è ripetibile. Il modo spiazzante con cui gioca con gli stereotipi e i tormentoni mainstream, pur risultando delicato quando lo ritiene necessario, è un suo marchio di fabbrica che, nel trattare un tema di attualità dirompente che coinvolge letteralmente tutto il mondo, riesce a brillare. Ortolani non si abbandona ai luoghi comuni, no, lui li doma, dando una dimostrazione di come si possa essere autori con uno spessore e una vivacità intellettuale senza risultare snob e distaccati dal mondo che ci circonda e, al tempo stesso, senza mai approfittare di una situazione tragica per ricavarne guadagni in visibilità o in soldi. Non è mai stato quello lo scopo, e si vede. Qualcuno magari potrebbe obiettare che lo stesso status di artista implica necessariamente il volersi mettere in mostra, e forse non avrebbe del tutto torto; al tempo stesso un artista può anche sfruttare il proprio flusso creativo per offrire nuovi punti di vista, per esorcizzare paure collettive e per far emozionare un pubblico che ne ha bisogno.

Ortolani, in un momento difficile, ha fatto la sua parte come artista. In molti, chiusi in casa, siamo riusciti a vivere meglio le nostre giornate aspettando le sue vignette, a prescindere dal fatto che fossimo o meno d’accordo con lui su alcuni aspetti. Gliene saremo a lungo grati e, quando rileggeremo i suoi diari della quarantena, seppur vivendola come una cosa lontana, forse potremo riderci su ancora di più. Forse, tra qualche anno, sfogliando quelle pagine, metteremo in secondo piano le difficoltà vissute nel 2020 e, addirittura, potremo percepire una punta di nostalgia.

Quel che è certo, è che un Leo Ortolani è per sempre.

Recensione di Andrea Fasano

Raccontato da Leo Ortolani, perfino il coronavirus può diventare un tema esilarante e degno di un sano, liberatorio scherno. Non ci si può che arrendere alle risate di fronte a questo diario disegnato della quarantena, in cui l’autocertificazione è materia per scrittori fantasy, i politici si esibiscono in uscite sempre più improbabili e il protagonista assiste, impotente e smarrito, a un’escalation di situazioni surreali. Un colossale successo in rete diventa ora una raccolta da collezione, un oggetto irrinunciabile per chi vorrà rileggere questi giorni con lo sguardo arguto e implacabile dell’autore di Rat-Man. Il libro, attesissimo dai fan, raccoglie le strisce pubblicate sulle pagine social di Ortolani, all’inizio disegnate per gioco e poi diventate un appuntamento quotidiano imperdibile nei giorni della pandemia per condividere ansie, dubbi e soprattutto sdrammatizzare con un sorriso.

Andrà tutto bene è già disponibile in fumetteria!