ARF! FESTIVAL – QUINTA EDIZIONE “Nessuno mette il fumetto in un angolo!”

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Pioggia, freddo e ancora pioggia.

L’anno scorso si moriva di caldo, in questo festival primaverile, ma stavolta no: il meteo sembra aver assecondato lo spirito di questo giovane festival romano.

 

Il fatto è che l’ARF! Festival non ama rimanere troppo uguale a sé stesso. Non si accontenta, si sperimenta un poco alla volta crescendo e al tempo stesso mantenendo invariata la propria natura, entusiasmandoci e ricordandoci perché amiamo i fumetti.

Arrivato alla sua quinta edizione, non solo è stato continuamente ampliato per dimensioni, conquistando buona parte del – fichissimo – Mattatoio di Roma e costringendoci a sparpagliarci per vedere più cose possibile. Non è solo cambiata – e sempre migliorata – l’area riservata alle autoproduzioni.

 

 

Il festival ha puntato sempre più in alto in tutto, con sempre più ospiti e mostre, pur continuando a mantenere il fumetto al centro di tutto. E qualcuno potrebbe chiederci: un evento del genere può funzionare – e sopravvivere – anche senza collegarsi ad altri media?

Sì. Assolutamente sì.

Molti festival, che sia giusto o meno, affrontano questi argomenti in modo tematico. Se si parla dei supereroi, il tema viene trattato attraverso i fumetti supereroistici, i film, i programmi radiofonici, i pupazzi, le giarrettiere del merchandise di capitan America.

Qui invece il focus, per una volta, è sul fumetto in sé: un argomento incredibilmente vasto di cui all’ARF vengono esplorate varie sfaccettature, prendendo in considerazione il mezzo in sé, e le sue potenzialità. Un atto di amore, che parla soprattutto agli appassionati.

Noi, ad esempio, ci siamo innamorati di questo festival anni fa, e a ogni edizione sentiamo ancora quell’ardore giovanile, grazie a sempre nuove attenzioni.

A voler trovare una pecca, va detto che si tratta di un festival poco fruibile da parte di visitatori poco aggiornati o che vorrebbero avvicinarsi al mondo del fumetto. Ma basterebbe poco. E si fa sempre in tempo.

Spesso si teme che ciò che viene concepito per degli appassionati possa rimanere cristallizzato, non andare avanti; ma, come già detto, non è questo il caso!

 

La SelfARF, spazio dedicato alle autoproduzioni, è uno dei simboli della dinamicità del festival. Edizione dopo edizione, siamo arrivati al punto in cui le autoproduzioni sono ospitate nel padiglione – a ingresso gratuito, vale la pena ricordare – in cui, fino all’anno scorso, si trovavano le case editrici. Una struttura ampia e suggestiva, tra vasche, macchinari e altri reperti di archeologia industriale. Non solo una questione di spazio vitale, ma anche di soddisfazione personale degli artisti autoprodotti ai quali viene riconosciuta l’importanza del proprio ruolo, anche alla mostra su alcuni di loro: dopo quella dello scorso anno, incentrata sull’autoerotismo, stavolta abbiamo potuto ammirare le tavole originali e le illustrazioni dei due giovani talenti Gloria Pizzilli e Tommy Gun Moretti, all’interno dell’esposizione Corpi Pericolosi.

 

E in generale, sulle mostre anche quest’anno ci siamo prostrati in adorazione dell’organizzazione dell’ARF. All’interno dei padiglioni principali abbiamo dovuto prenderci non poco tempo per le mostre su Frank Quitely, su Giuseppe Palumbo e – più ridotta – su Attilio Micheluzzi. Oltre a perdere diottrie fissando le miniaturistiche matite di Quitely, è sempre un piacere osservare da vicino le tavole di artisti come Palumbo e Micheluzzi, tra collage, pezze e altri rimedi caserecci. E, al netto dell’effetto amarcord, le tavole di Micheluzzi sono fantastiche. Come se servisse ricordarlo.

Ma le mostre non si limitano a quell’area: vale la pena ricordare la mostra su Tex, 70 ANNI DI UN MITO, che rimarrà al Mattatoio fino al 14 luglio, e la mostra – dislocata – su Juanjo Guarnido (altro ospite d’eccezione), che non abbiamo ancora visto e che fortunatamente avremo modo di vedere fino al 29 giugno all’Istituto Cervantes di Roma. Nell’attesa, ci ingozziamo di gelato per sopperire a questa sensazione di vuoto.

 

Arrivati qua, già ci sarebbe abbastanza materiale per riempire un evento. Un evento neanche malvagio, anzi, abbasta ricco!

Chiaramente, anche stavolta non è questo il caso.

 

 

Tra le altre cose, l’ARFist Alley. Qui, in mezzo alla calca, sarebbe stato possibile avere un contatto diretto con numerosi artisti professionisti. In mezzo alla calca. Un rimpianto: non essere riusciti a fermarsi a molti di questi stand!

Da non sottovalutare poi l’ARF! Kids, dedicata ad attività su argomenti fumettistici per i più piccoli. Davvero lodevole, rispetto alle aree per bambini di altri eventi, parcheggio-giochi in cui i papà nerd possono ingabbiare i figli per andare a farsi le foto con il pupazzone di Batman. Anche in questa piccola cosa, l’ARF riesce a fare un passo in più.

 

In più, le premiazioni annuali che hanno luogo all’ARF!

Il Premio Press Up, dedicato ad autoproduzioni ed editoria indipendente, è andato meritatamente ad Attaccapanni Press. Non avete letto niente di loro? Recuperate tutto quello che potete!

Il Premio Bartoli, destinato a una giovane promessa del Fumetto italiano, è andato invece a Lorenzo Mò, autore di Dogmadrome. Questo è invece un fumetto che dovremo recuperare anche noi e che ci è parso intrigante sia sul piano visivo che su quello narrativo.

 

Infine, incontri, lezioni e conferenze con gli autori, numerosi e con nomi di prestigio.

Tra le masterclass ce n’è stata una degna di nota per fumettisti e aspiranti tali, sul diritto d’autore. In questo incontro – meravigliosamente gratuito – è stato presentato “Autori e diritto”, un progetto associazionistico di consulenza e supporto legale per fumettisti.

Le Lectio Magistralis, poi, hanno visto nomi come Stano, Mannelli e Muñoz. Nota: l’autore argentino, pacato e disposto a chiaccherare con i propri lettori fin dalle 10 di mattina, è il tipo di persona che tutti vorremmo avere come zio al pranzo di Natale.

 

 

Le Talk, come anche gli altri anni, sono stati numerose e sui temi più disparati.

A chiusura di tutto l’ARF, la Talk sull’antifascismo Fedeli alla Linea – La Linea qual è? presentata da Mauro Uzzeo, con ospiti Adriano Ercolani, Maura Gancitano, Daniele Fabbri, Michela Murgia, Massimiliano Clemente,  Zerocalcare, Alessio Spataro e, tramite videomessaggio, Marco Rizzo.

Nella Talk più lunga di sempre, gli autori hanno ribadito il proprio antifascismo prima di discutere, ognuno a modo proprio, partendo dai fatti del Salone del Libro di Torino. Piuttosto interessante gli scambi tra Murgia e Zerocalcare, dritti al punto e consapevoli di non poter arrivare a una conclusione con un breve dibattito. Se vi interessa, e dovrebbe, trovate tutta la Talk su YouTube:

“Infinite cose da fare, e così poco tempo.”

Il vero dramma delle nostre visite al festival è stata la grande quantità di cose da fare, vedere e ascoltare, tale che anche in due, dividendoci i vari pezzi di festival, ci siamo persi molti pezzi.
E, se da una parte potrebbe sembrare un nostro dolo o un rimpianto, in realtà non ci resta che rinnovare di cuore i nostri complimenti all’organizzazione dell’ARF! Festival per essere riusciti ad organizzare un evento così denso e pregno di attività interessanti.

 

Per concludere, i nostri consigli post-ARF!

 

Letture di Andrea

Tra le autoproduzioni:

  • Iconoclast

Attaccapanni Press mi avrebbe potuto colpire anche solo con il secondo numero di Clessidra. Ma ora voglio spostare la mia attenzione su Iconoclast. La mia predizione per i formati meno utilizzati spesso fa sì che dai festival e dalle fiere dei fumetti io esca con uno zaino bitorzoluto, pieno di volumi dalle forme bislacche. In questo caso, in realtà, non si tratta neanche di qualcosa di mai visto, bensì di un formato orizzontale, utilizzato da diverse autoproduzioni. Il valore aggiunto sta  nell’altissima cura che caratterizza da sempre le loro pubblicazioni. In più, si potrebbe discutere a lungo sulle implicazioni dei formati particolari nelle autoproduzioni, le quali in alcuni casi possono sveicolare dalle logiche di mercato e di puro profitto, imprescindibili per una vera casa editrice.

  • Daltonica
    Primo lavoro del neonato collettivo Acid Free, è un fumetto antologico che attira subito l’attenzione per una copertina piena di colori brillanti che ti prendono a pugni negli occhi per quanto sono forti. Lo apri, altri pugni. Il tema del fumetto: la percezione dei colori.

Nell’area editori:

  • Ti chiamo domani
    Fumetto di Rita Petruccioli, edito dalla Bao Publishing. In realtà è un consiglio per me stesso, dal momento in cui ha fatto sold-out prima che potessi comprarne una copia. Più o meno la stessa dinamica che si verificò all’ARF di due anni fa con Frantumi, disegnato dalla stessa autrice. Visivamente lo stile moderno e personale di Rita Petruccioli è meraviglioso, e già per questo meriterebbe l’acquisto. Per la storia, non vedo l’ora di scoprirla.

 

Letture di Simone

In breve, tra le autoproduzioni:

  • Longobardae (Storie Brute)

Mi era piaciuto Black Sand, fumetto muto in bianco e nero, degli stessi autori della seconda storia di Longobardae. La formula è simile, sempre molto efficace.

  • Ars Nona Vol. 2 (Ars Nona)

Trovatelo, leggetelo. Mi raccomando.

Nell’area editori:

  • Gli Orchi Dei – Mezzosangue (Bao Publishing)

Ancora devo riuscire a leggerlo, ma è stato bello anche solo sfogliarlo, questo volume. Grandi aspettative. Dai, che fico.