Confessioni di un padre zagoriano

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di Sergio Climinti

Ciao a tutti,
Oggi vi proponiamo qualcosa di diverso dalla solita recensione: un pezzo di Sergio Climinti uno dei più “vecchi” amici di Galactus.
Toccante, emozionante, il più bel suggerimento ad ogni padre per diventare l’eroe dei propri figli.

Il pezzo è già apparso sulla rivista online Dime Web e sui social di Moreno Burattini,
Sergio ci ha gentilmente concesso la pubblicazione sul nostro piccolo sito.
La scelta delle immagini è dell’autore stesso.

Fin da piccolo ho sempre preferito il fumetto in bianco e nero, rispetto a quello a colori. Probabilmente perché, a parte rare eccezioni, la qualità non era eccelsa. Devo però riconoscere che senza quest’ultimo difficilmente sarei riuscito a coinvolgere i miei figli nella lettura dei fumetti, in particolare di “Zagor”.Credo che ogni zagoriano che si rispetti abbia pensato, prima o poi, di trasmettere al proprio figlio o figlia, un po’ di quelle emozioni e passioni che nell’infanzia e nell’adolescenza le storie dello Spirito con la Scure gli hanno procurato.Ebbene, ci ho provato anch’io, con risultati insperati, lontani da ogni più ottimistica previsione.L’interesse dei miei figli per le avventure di Zagor, dunque, è stato possibile grazie alla policromia, offerta per l’occasione dalla “Collezione storica a colori”, pubblicata da “la Repubblica” a partire dal 16 febbraio 2012, sulla scia del successo arriso a quella dedicata a Tex.

All’epoca decisi di comprare quei volumi, pur avendo la collezione completa, per una serie di motivi. Fra questi, la distanza dalla mia personale raccolta, che dopo varie sistemazioni è finita nella casa di montagna, ma anche per la curiosità di vedere le avventure di Zagor con l’ausilio del colore, poiché l’ho sempre ritenuto uno fra i personaggi più adatti a presentarsi in tale veste. Per via del costume e di quello di molti dei suoi avversari, per la cornice naturalistica delle sue avventure, per le acconciature degli indiani e per il particolare tratto di Ferri e Donatelli, i disegnatori principali della serie. Anche i numerosi redazionali che arricchiscono ogni volume hanno contribuito a farmi fare questa scelta. Soprattutto però, perché speravo che potesse piacere anche a mia figlia.Bianca, all’epoca della riproposta di “Repubblica”, aveva quasi tre anni. Ogni tanto le davo da sfogliare qualche volume, ma è col n. 35 (11 ottobre 2012), a tre anni e mezzo, che ha cominciato a interessarsi al personaggio. Su quel numero c’è il primo incontro di Zagor con il vampiro. Attratta probabilmente dalla copertina, un giorno mi chiese di leggerglielo, restando così incollata dalla prima all’ultima pagina.

Finché un giorno ho deciso di tornare all’attacco con Zagor, facendolo peraltro in maniera rigorosa: ho cominciato a leggere ai bimbi tutte le storie del personaggio in ordine cronologico. Solo Bianca mi ha seguito fin da subito. Tiziano ha mostrato meno interesse, almeno fino a quando la pista dell’eroe di Darkwood non ha incontrato quella di Titan. È stato amore a prima vista. Non pago della prima avventura, mi ha chiesto di leggergli anche il secondo incontro con il gigantesco robot. Purtroppo il suo entusiasmo è stato frustrato, perché non appena il mostro d’acciaio ricomincia a camminare, viene immediatamente distrutto. Notando la sua delusione, gli ho dato in mano il volume con la storia di Hellingen scritta da Sclavi, dove c’è un tripudio di arti meccanici che si animano e reinnestano, seguiti da una lunga camminata del colosso fatta di distruzione ed esplosioni, con grandi vignette dalle inquadrature prospettiche a sottolineare l’imponente mole del robot. Devo dire che è rimasto più che soddisfatto, non faceva che sfogliare avanti e indietro le tavole di Ferri. Un entusiasmo che si è riversato anche al di fuori dei confini del fumetto. Un giorno abbiamo cominciato a “giocare a Titan”, dove io impersonavo il robot che, a braccia tese e con i suoi pesanti passi, calpestava o superava ogni ostacolo che i due marmocchi mi mettevano davanti nel tentativo di evitare di essere afferrati. Il momento preferito da Tiziano era quando mi saltava alle spalle, dal divano o dal letto, e si attaccava al mio povero collo, a imitazione della storia sclaviana, dove Zagor prima resta appeso alla schiena del mostro, poi la risale rimanendo stabilmente in piedi sulla spalla del gigante.Per un po’ di tempo ho udito spesso fare una precisa richiesta da parte di mio figlio: Papà, giochiamo a Titan?

Quando nel 2016 è uscito l’album di figurine della Panini, che io ovviamente ho comprato, Bianca ne ha voluta una copia tutta per sé. È grazie a questo che le è venuta la curiosità per qualche personaggio o episodio che ancora non conosceva. Ha voluto vedere ad esempio l’avventura dove l’eroe si bacia con Frida Lang e mi ha fatto molte domande sulle storie non ancora lette. Da quell’anno, l’appuntamento con le vicende dell’eroe di Darkwood ha avuto un’accelerata. Nel frattempo, Tiziano è cresciuto, così anche lui ha cominciato a seguire con più interesse le storie che gli leggevo.Cico meriterebbe un discorso a parte. Vi basti sapere che, grazie alla sua fisicità e alle numerose gag che lo vedono protagonista, riscuote quasi lo stesso successo dello Spirito con la Scure. Di lui adorano soprattutto le canzoncine strampalate che inventa: dopo la storia coi Seminoles, i due hanno improvvisato più volte la famosa canzone del messicano, Il lamento del serpente.Tornando a Zagor invece, in una occasione Bianca mi ha fatto notare come a volte si mostri piuttosto ingenuo di fronte ai suoi avversari, concedendogli sempre una possibilità. Al che le ho spiegato che l’eroe offre questa opportunità ai suoi antagonisti perché anche lui un tempo è stato cattivo, solo che poi si è redento. Per questo talvolta indulge col nemico di turno nell’affibbiargli il giusto castigo e gli concede una chance, perché spera che possa riscattarsi delle proprie malefatte. Proprio come è capitato a lui. Ho concluso dicendole che avrebbe compreso meglio dopo la lettura delle origini del personaggio. Storia che abbiamo letto giusto poco tempo fa.

Bianca oggi ha undici anni, Tiziano sette, e la sera, prima di andare a letto, alterno la lettura di “Zagor” a quella dei “Puffi” e “Asterix”.Tiziano fra i tre preferisce i folletti blu, mentre Bianca – che i Puffi li ha già letti tutti da sola (ben 40 volumi) – predilige lo Spirito con la Scure. Le ho detto che ormai è grande abbastanza da farlo autonomamente, ma lei preferisce che lo legga ancora io, perché “faccio le voci” dei diversi personaggi. Così la sera è una lotta, e la democratica alternanza non sempre funziona.Ho cominciato a leggere Zagor ai miei figli perché è un personaggio che ho amato molto da bambino e che, soprattutto, è stato capace di procurarmi un immaginario considerevole. Credo sia questo, in fondo, il motivo più importante per cui ho provato a farlo amare anche a loro. Rifugiarsi nel mondo della fantasia – che sia un fumetto, un libro, un film o quant’altro – non è una mera fuga dalla realtà. Perché se talvolta quest’ultima dà la sensazione di schiacciarci, allora quella fuga – se è solo momentanea – aiuta a svuotare la mente, a ricaricare le batterie, per tornare poi ai problemi di tutti i giorni con più leggerezza e serenità. Ritengo che questo sia un grande merito dell’immaginazione, capace di rivelarsi una risorsa che mi piacerebbe adottassero anche i miei figli, un giorno, per affrontare la loro quotidianità.

Certo non mi sarei mai aspettato che potessero diventare addirittura degli esegeti di “Zagor”.Qualche giorno fa infatti, li ho sentiti che parlavano dell’urlo dell’eroe di Darkwood. Tiziano, avendo appreso a scuola i primi rudimenti della lingua inglese, ne metteva in discussione la pronuncia. Riteneva che il famoso Aaahhyakkk! non andasse letto con l’accento sulla prima “a”, cioè Àayaak, bensì sulla “y”, però aspirata, perché preceduta dalla “h”, ovvero ahÝaak.Vi prego però, non ditelo a mia moglie…

.S.In questi tempi di coronavirus, dove da settimane i bambini sono costretti a rimanere in casa, il tempo libero a disposizione si è dilatato a dismisura. Un po’ di TV non gli si nega, un bel gioco in scatola li tiene impegnati per parecchio, un’ora di gioco col Nintendo gli è permessa e un buon film è utile per intrattenerli per un paio d’ore. Ma il piacere della lettura è quello che gli fa sopportare meglio questa segregazione.Bianca, che è più autonoma, ha cominciato a guardarsi in giro per la casa e ha trovato diversi fumetti da leggere. La serie completa dei “Candy Candy” della mamma, uscita negli anni Ottanta, che comprende anche le avventure di “Lady Oscar” e “Georgie”. E poi i “Peanuts” e le strisce di “Calvin & Hobbes”. Noi lettori, di questi tempi, siamo più fortunati di altri. Buona resistenza a tutti.