“Deathwing”: un racconto di William King – Parte 1

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Uno dei più amati racconti di sempre, che esplora l’antico background dei Dark Angel e del Culto dei Genestealer. Vi proponiamo qui la traduzione della prima parte!

Corre-sulle-Nuvole fissò i ruderi della sua casa e gli venne voglia di piangere. Chiuse gli occhi e respirò tre volte, ma quando li riaprì niente era cambiato. Tornò verso il Modulo di Atterraggio Ala della Morte.
Donnola-Feroce era appena sceso dalla rampa. Osservò funereo quello che una volta era stato il villaggio di Corre-sulle-Nuvole e portò il suo requiem d’assalto in posizione di attacco. Una smorfia solcò la sua faccia, bianca come un teschio.
“Angeli Oscuri, siate cauti. La Morte ha camminato qui.” disse. Il sole scintillò sulla nera armatura Terminator di Donnola-Feroce . Con i suoi capelli bianchi e i tatuaggi facciali a forma di Y, sembrava il Mangiatore di Ossa tornato a reclamare quel mondo.
Corre-sulle-Nuvole scosse la testa, incredulo.
Per duecento anni aveva tenuto vivo il ricordo di quel luogo nella sua mente. Nonostante il Capitolo fosse la sua casa e i Fratelli di Battaglia la sua famiglia, aveva sempre sentito che il suo spirito sarebbe ritornato qui, non appena l’Imperatore gli avesse concesso il riposo eterno.
Guardò in direzione dei Tumuli della Sepoltura. Qualcuno ne aveva violato l’accesso per entrare. Si diresse verso l’ingresso. Poté vedere le ossa spezzate e mischiate. Era una blasfemia che solo i peggiori nemici avrebbero perpetrato. Segnava la fine del suo Clan.
“I fantasmi dei miei Antenati vagano senza dimora.” disse. “Diverranno bevitori di sangue e mangiatori di escrementi. Il mio Clan è disonorato.”
Avvertì una pesante mano guantata sullo spallaccio e si voltò a guardare Orso-Zoppo che lo fissava. Due secoli addietro Corre-sulle-Nuvole e Orso-Zoppo erano appartenuti a Clan nemici. Ora gli uomini dei Clan con cui avevano combattuto erano morti e la vecchia rivalità era divenuta, da molto tempo, profonda amicizia.
“Gli Angeli Oscuri sono il tuo popolo ora.” disse Orso-Zoppo nel suo tono calmo. “Se è necessario, vendicheremo questo disonore.”
Corre-sulle-Nuvole scosse la testa. “Non è questa la Via. I Guerrieri del Cielo sono al di sopra delle diatribe dei Clan. Noi scegliamo solo i più valorosi fra i Popoli della Prateria. Noi non ci schieriamo.”
“Le tue parole onorano il Capitolo, Fratello Capitano.” disse Orso-Zoppo, fermandosi per prendere qualcosa che giaceva a terra. Corre-sulle-Nuvole vide che era la lama metallica di un’ascia. Combatté stancamente contro la curiosità e vinse.
“Non è questo il ritorno a casa che avevo immaginato.” disse piano Corre-sulle-Nuvole. “Dove sono i bambini che raccolgono fiori per la Festa d’Autunno? Dove sono i giovani che gareggiano nel contare i colpi sulle nostre armature? Dove sono gli sciamani che vogliono entrare in contatto con noi? Morti. Tutti morti”.
Orso-Zoppo zoppicò via, lasciando Corre-sulle-Nuvole solo col proprio dolore.
Due-Teste-Parlanti studiò i corpi disseccati all’interno della “casa luna”. Uno apparteneva a un vecchio guerriero. La sua mano raggrinzita impugnava ancora un’ascia di pietra decorata con la runa dell’Uccello di Tuono. L’altro era il corpo di una squaw. Le sue dita scheletriche stringevano il collo di un neonato.
“Ha strangolato il bambino piuttosto che lasciarlo cadere nelle mani del nemico.” disse Luna-Sanguinante. Il Bibliotecario avvertì una nota di orrore nella voce del Marine. Inalò un profondo respiro, tentando di ignorare la puzza di muffa che permeava la capanna.
“Qualcosa di malvagio è accaduto qui, decadi fa.” replicò Due-Teste-Parlanti, cercando di alleviare la paura superstiziosa di Luna-Sanguinante. Voleva tempo per meditare, per sondare gli eventi del passato. L’aura di un vecchio terrore quasi lo soffocava. Le ombre si allungavano sulla “casa lunga”. C’era qualcosa di oscenamente familiare nell’alone psichico della zona.
“Lord Sciamano…” disse Luna-Sanguinante. Il Bibliotecario quasi sorrise, le abitudini delle loro vite passate facevano prepotente ritorno, ora che calpestavano una volta ancora il suolo del loro Mondo Natale.
“Fratello Bibliotecario è il mio titolo, Luna-Sanguinante. Tu non sei più la mia Guardia d’Onore. Noi siamo entrambi Marine.”
“Lord… Fratello Sciamano.” continuò Luna-Sanguinante. “Nessun guerriero delle praterie avrebbe mai causato una simile rovina. Pensi …?”
“Dovremo investigare, mio vecchio amico. Dobbiamo visitare gli altri villaggi e parlare con i loro capi-clan. Se qualcuno è ritornato ai costumi del Tempo Andato, dovremo farlo smettere.”
Si vociferava che qualcuno dei Clan delle Colline praticasse ancora i vecchi rituali degli adoratori di Demoni, risalenti al tempo antecedente alla venuta dell’Imperatore dell’Umanità. Se era vero, i Marine avrebbero dovuto provvedere.
Qualcosa faceva pensare a Due-Teste-Parlanti che non si sarebbe giunti a tanto. Quello che era successo non recava l’impronta degli adoratori di Demoni, nonostante ci fosse nell’aria una traccia di contaminazione parecchio affine. Un orrore molto famigliare gli serrava la mente. Egli combatté la sensazione e sperò che quello che sospettava non fosse vero.
La città si stagliava sulla prateria come un leviatano coperto di fuliggine.
Corre-sulle-Nuvole fu il primo a scorgerla e ordinò a Orso-Zoppo di far atterrare il Modulo in una vallata, al di fuori della vista delle mura.
Dalla sommità della collina la studiò con i magnoculari. Era un brutto posto che gli ricordava i mondi formicaio che aveva visitato. Copriva molte miglia ed era racchiusa da una monolitica cerchia di mura. Grandi ciminiere si profilavano in lontananza, vomitando aspre nuvole chimiche nel cielo grigio.
Fuori dalle mura, i fiumi scorrevano neri di veleno. Mentre Corre-sulle-Nuvole osservava, un branco di alci strillanti fu portato su chiatte in direzione di un grande macello dentro le mura. Da immense baracche di pietra, la gente sciamava nelle strade verso enormi industrie in muratura. Lo smog spirava ovunque, oscurando occasionalmente la cupa città ed i suoi brulicanti abitanti.
“E’ da questo posto che viene l’ascia metallica ritrovata da Orso-Zoppo.” disse Due-Teste-Parlanti, stendendosi a terra vicino a Corre-sulle-Nuvole. “Vorrei sapere chi l’ha costruita.”
“E’ un incubo.” mormorò Corre-sulle-Nuvole. “Torniamo dove siamo nati trovare le nostre “case lunghe” razziate e questo … abominio al loro posto.”
“Quella città potrebbe contenere tutti i Clan di tutti i Popoli della Prateria e dieci altre volte ancora. E’ possibile che il nostro popolo sia stato schiavizzato e rinchiuso lì, Fratello Capitano?”
Corre-sulle-Nuvole rimase in silenzio, meditabondo. “Se è così, allora dobbiamo andare giù con i lanciafiamme e i requiem d’assalto e liberarli.”
“Dobbiamo saperne di più prima di agire. Potremmo essere soverchiati e intrappolati.” replicò lo Sciamano.
“Io dico andiamo ben armati.” disse Donnola-Feroce dietro di loro. “Se troviamo dei nemici, li bruciamo.”
“Supponi che loro pensino lo stesso? La fuliggine e lo sporco danno al sito un aspetto orkesco.” disse Orso-Zoppo. Egli aveva continuato a perlustrare lungo la cresta della collina.
“Mai nessun orko ha messo pietra su pietra in quel modo.” replicò Due-Teste-Parlanti. “Quella è opera dell’uomo.”
“Non è opera della nostra gente.” disse Corre-sulle-Nuvole. “Quelle baracche sono un centinaio di volte più grandi di una “casa lunga” e sono fatte di mattoni.”
“C’è un unico modo per scoprire qualcosa.” disse Due-Teste-Parlanti. “Uno di noi deve visitare la città.”
I guerrieri assentirono con un cenno del capo. Ciascuno coprì il tatuaggio facciale per indicare che si offriva volontario.
Due-Teste-Parlanti scosse la testa. “Devo andare io. Gli spiriti mi proteggeranno.”
Corre-sulle-Nuvole vide che gli altri guerrieri lo fissavano per vedere che decisione avrebbe preso. Come Capitano, godeva di autorità superiore a quella del Bibliotecario. Guardò la città, poi lo Sciamano, quieto e orgoglioso davanti a lui. Una sensazione di vuoto, di futilità si abbatté su di lui. Il suo popolo, il suo villaggio erano morti.
“Come vuoi, Lord Sciamano. Parla con gli Spiriti e domanda il loro aiuto.” disse, dando la risposta secondo l’antico rituale. “La squadra di Luna-Sanguinante rimarrà qui per vegliare su di te. Il resto di noi prenderà l’Ala della Morte e cercherà sopravvissuti negli altri accampamenti.”
Scese la notte, mentre Due-Teste-Parlanti completava la sua preparazione. Egli collocò i teschi dei suoi predecessori, con le quattro rune incise, sul terreno davanti a sé. Ciascuno guardava uno dei punti cardinali della bussola e presiedeva una via di accesso al Reame degli Spiriti.
Accese un piccolo falò nella profonda depressione, gettò un pugno di erbe sul fuoco e inspirò intensamente. Toccò il teschio alato cerimoniale sul suo pettorale e poi la testa di morto intarsiata nella cintura. Per ultimo, pregò l’Imperatore, Domatore dell’Uccello di Tuono e Faro del Sentiero dell’Anima, affinché lo assistesse mentre praticava la Magia. Quindi cominciò a cantare.
Il fumo delle erbe gli riempì i polmoni. Gli parve di ascendere sopra il proprio corpo e di vederlo sotto di sé. Gli altri Terminator facevano da sfondo al circolo degli Spiriti. Il freddo scese su di lui e la vita gli fu succhiata via fino a che fu in bilico sul margine della morte. Grandi lamenti squassarono il suo corpo, ma si dominò e continuò con il rituale.
Si ritrovò in un posto freddo e pieno di ombre. Avvertì bianche, gelide presenze ai margini della sua percezione, viscide come foschia e fredde come pietre tombali. Poteva udire il battito dei possenti zoccoli dell’Ala Della Morte, il destriero dell’Imperatore, portatore delle anime dei caduti, che incombeva su di lui.
Lo Sciamano parlò alle Presenze, accordandosi in modo che si mettessero al suo servizio e ricompensandole con una porzione della sua forza. Sentì gli spiriti famelici sorgere attorno a lui, pronti a schermarlo alla vista, ad offuscare gli occhi di chiunque potesse osservarlo, facendolo scambiare per una presenza amica.
Camminò fuori del Circolo, oltrepassando i Marine di guardia. Come raggiunse la cima della collina, vide la città distante. Nonostante fosse notte, brillava di fuochi, illuminando il cielo e trasformando la metropoli in un un’ombra gigantesca gettata sulla pianura. Sopra di loro, attraverso l’oscurità, si profilavano le Montagne della Tempesta.
Corre-sulle-Nuvole si meravigliò nel vedere quanto Orso-Zoppo fosse concentrato. La faccia del grosso uomo era una maschera vuota. Non permetteva a se stesso di pensare cosa potesse essere successo alla sua gente.
Il Villaggio dell’Orso Cacciatore era l’ultimo che avevano visitato: il più remoto, costruito nelle grotte sotto il picco di Nuvola-Circondata. Orso-Zoppo zoppicò sullo stretto sentiero dinanzi al dirupo.
Corre-sulle-Nuvole cercò di non pensare a tutte le altre “case lunghe” che avevano visitato. Non avevano trovato altro che desolazione e tombe profanate. Nessun’anima viva, a parte i Marine, camminava vicino ai Totem caduti. Avevano sepolto i corpi rinvenuti e offerto preghiere all’Imperatore per la salvezza delle anime della loro gente assassinata.
Corre-sulle-Nuvole poteva vedere la tensione di Donnola-Feroce . La mano guantata dell’uomo giocherellava con l’elsa del suo pugnale da cerimonia. Studiava le sporgenze sul sentiero e sembrava annusare l’aria.
“Nessuna sentinella.” disse. “Da giovane, compivo scorribande su queste montagne. Gli Orsi Cacciatori hanno sempre avuto le vedette più acute. Se qualcuno fosse ancora vivo, avremmo già dovuto incontrarlo.”
“No!”gridò Orso-Zoppo e corse sulla soglia e dentro le caverne.
“Squadra Paulo, di sentinella!” ordinò Corre-sulle-Nuvole. Cinque Terminator si congelarono sul posto, a guardia dell’entrata.
“Gli altri con me. Su gli elmetti. Tenete gli occhi aperti. Donnola-Feroce , stabilisci una traccia su Orso-Zoppo. Non perderlo.”
Fasci di luce trapassarono la grotta mentre entravano. Dozzine di tunnel si diramavano dall’entrata. Piccole cose colte dal panico volarono lontano dalle loro luci. Per un attimo, Corre-sulle-Nuvole si concesse di provare speranza. Se mai avessero trovato dei sopravvissuti del Popolo della Prateria, li avrebbero trovati lì. Nell’immenso labirinto, nero come la notte, il popolo di Orso-Zoppo poteva essersi nascosto per anni, evitando ogni inseguimento.
Mentre seguivano la scia del segnale di Orso-Zoppo attraverso i molteplici tunnel, la disperazione scese su Corre-sulle-Nuvole. Attraversarono corridoi dove si era posata la morte. Qualche volta i corpi erano segnati dai colpi della lancia o dell’ascia; altre volte parevano abbattuti e dilaniati da una forza disumana. Qualcuno era stato letteralmente fatto a pezzi. Corre-sulle-Nuvole aveva visto corpi macellati come questi in precedenza, ma si disse che non era possibile qui. Queste cose non potevano succedere sul suo mondo – nei vasti scheletri di nave che giacevano nello spazio gelido, forse, ma non qui.
Trovarono Orso-Zoppo nella caverna più ampia.
Videro ossa in disordine sul pavimento. Cose saltellanti fuggivano dalle loro luci.
Orso-Zoppo singhiozzò e indicò il muro. Graffiti incisi in un tempo remoto ricoprivano la caverna, ma fu l’ultimo e più in alto a catalizzare l’attenzione di Corre-sulle-Nuvole. Non ci si poteva confondere sulla malevola figura dalle quattro braccia. Odio e paura si fusero nella mente dei Marine.
“Genestealer.” sputò. Dietro di lui, Orso-Zoppo gemette. Donnola-Feroce scoppiò in una breve risata latrante. Il suono gelò Corre-sulle-Nuvole fino nelle ossa.