Dottor Destino 1 – Pottersville

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Anche i dittatori indossano felpe dell’Adidas

Per salvare la Terra ci vuole un vero cattivo, trasparente e sincero: il Dottor Destino. Lo farà per alimentare il proprio ego – oltre il limite della venerazione religiosa – e per altre motivazioni inaspettate. Il ciclo di Cantwell e Larroca è qualcosa di più della tipica storia dal punto di vista del villain? Sembra proprio di sì.

Il Dottor Destino ha un nome pacchiano da villain di serie B e potrebbe essere un giocattolo anni ‘80. Ma il Dottor Destino è anche un cattivo con una grande storia da raccontare. Il Dottor Destino è un perfido dittatore, un mostro, un criminale di guerra; quando John Romita Jr. e J. M. Straczynski lo fecero piangere per l’attentato del 2001, molti lettori di tutto il mondo provarono imbarazzo per un simile eccesso di retorica.

Il Dottor Destino ha origini gitane ma non vuole avere famiglia né amici, è un genio della robotica e un abile utilizzatore della magia.

Il Dottor Destino è una contraddizione vivente e ora, pur essendo un villain, vuole salvare il mondo. Innanzitutto per interesse personale, ma forse stavolta c’è qualche altra motivazione.

Non lo si può negare: in questo periodo i villain stanno acquisendo sempre più ruoli da protagonista, sia nel fumetto che nel cinema. A volte, abusando del concetto di antieroe, alcuni sceneggiatori pigri edulcorano efferati criminali trasformandoli in eroi incompresi – che combattono contro cattivi davvero cattivi – con lo scopo di facilitare l’immedesimazione nel protagonista.

Ma non va sempre così male.

Seppur sia diventata un’abitudine sempre più frequente per la Distinta Concorrenza, anche la Marvel ogni tanto ci riprova, come con il recupero della versione antieroica di Eddie Brock – direttamente dagli anni ‘90 – nel film Venom e nella riuscita miniserie a fumetti Absolute Carnage. In quest’ultima Eddie Brock è a pezzi e, per salvare il mondo e sé stesso, è costretto a fuggire per la strade di New York indossando una felpona con il cappuccio (e tutti noi, amanti della comodità di questo capo di abbigliamento, non possiamo che immedesimarci).

E se fosse il Dottor Destino a trovarsi in una situazione analoga, con tanto di felpona?

Sia chiaro: contrariamente a Brock, Destino era, è e rimane deplorevole, e i tentativi di rivalutarlo sono molto parziali. In questo ciclo narrativo, per ogni “ha fatto anche cose buone”, ne viene mostrato il rovescio della medaglia; al tempo stesso, però, non si perde l’occasione di sottolineare l’ipocrisia di molti eroi e di svelare nuovi aspetti umani del personaggio.

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La scrittura di Cantwell ha ben chiara la direzione che vuole prendere, e non travisa le caratteristiche del personaggio. Il geniale protagonista è innanzitutto un uomo con una considerazione di sé inaudita, ben oltre il limite della venerazione religiosa, e l’autore non smette mai di porre l’attenzione su questo aspetto, senza però dimenticarsi che si parla comunque di un uomo. Victor Von Doom dovrà infatti combattere per definire il proprio futuro, schiacciato da visioni precognitive improbabili, apparentemente provenienti da un altro universo. Se Destino è quasi infallibile, sicuramente non riesce a essere onnisciente e questo, per un maniaco del controllo che si crede una divinità, non è il massimo. Si parla di un fumetto serio, drammatico, eppure non manca qualche momento leggermente umoristico – per allentare la tensione prima di tornare alla carica – necessario per una narrazione equilibrata: curiosamente, il ruolo più divertente è affidato a Kang il conquistatore. Non bisogna commettere però l’errore di credere che Kang sia stato ridicolizzato: l’umorismo in questione non è mai eccessivo o fuori luogo e, anzi, serve a definire i caratteri e i legami tra i personaggi.

Interessante inoltre il modo elegante con cui lo sceneggiatore ha inserito questioni di attualità nella storia: a mettere in pericolo la Terra è un tentativo fallito di eliminare i problemi ambientali del nostro pianeta. Un progetto internazionale che, senza mettere in discussione i sistemi produttivi e il consumismo, realizza una grande – grandissima – opera per non doverci più pensare in futuro. Un atteggiamento ambientalista di facciata, un autentico caso di green washing. Non mancano poi le dinamiche della politica internazionale, imprescindibili per un fumetto incentrato sul dittatore di un piccolo stato europeo.

I disegni di Larroca fanno il loro dovere: nelle sue tavole, caratterizzate da gabbie molto classiche che non superano mai le quattro strisce, i disegni sono sempre chiari e leggibili, con tratteggi paralleli, neri pieni solo quando strettamente necessario – in particolare in Latveria – e alcune zone d’ombra sporcate con un effetto spugna. La colorazione di Guru-eFX, seppur mai fuori luogo e in alcuni casi molto azzeccata, non aggiunge troppo e forse a volte avrebbe potuto osare di più risultando maggiormente evocativa e offrendo una maggiore profondità e dinamismo. La pecca maggiore è riscontrabile in molti lavori di Larroca: nel suo stile in alcuni casi c’è troppa poca sintesi nel tratto, con dei personaggi che a volte risultano un po’ statici e poco espressivi. Ma, chiaramente, in una storia su Victor Van Doom non è detto che questo sia un male; anzi, in molti casi ci si rende conto che era lo stile giusto per questa storia. E, guardando le cover americane, questo risulta più che mai evidente.

Scienziato, stregone, divinità e dittatore ma anche figlio, gitano, essere umano. Abbiamo sempre voglia di leggere nuove storie che approfondiscano ulteriormente il personaggio di Von Doom: probabilmente, Dottor Destino 1 – Pottersville è quello che aspettavamo.

Recensione di Andrea Fasano

• Victor Von Doom, il Dottor Destino, figlio di un povero nomade e di una strega bruciata viva, è il sovrano incontrastato di Latveria!
• Di recente un progetto internazionale ha creato un buco nero sulla Luna!
• Il fine è quello di annullare i cambiamenti climatici in atto sulla Terra!
• Destino avverte il mondo che il progetto potrebbe rivelarsi disastroso!

Dottor Destino 1 è già in fumetteria!