Il Regno Invisibile

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The Invisible Kingdom – Walking the Path

Due organizzazioni gigantesche. Due mondi del tutto diversi. 

Due donne, una costretta all’obbedienza dalla sua realtà salariale consumista, l’altra donatasi a una vita monastica non proprio altruista quanto credeva. Sovrastrutture di una società multiplanetaria, futuristica ma ancora molto simile alla nostra, impegnate in una guerra ideologica tanto pubblicizzata quanto priva di fondamento.
“Seguire la Via” dice il titolo, ma come si fa a trovare scampo tra i fuochi incrociati di space-capitalismo e fanta-chiesa futuristica?

Il Regno Invisibile è una saga sci-fi. Vuole esserlo – e in massima parte riesce – quindi qualora ci si volesse far venire in mente problemi o dubbi in merito a quelli che possono essere i punti deboli (ma anche davvero forti) del genere, non c’è che da mettersi l’anima in pace.
È una saga sci-fi dicevamo, e quindi ci cala all’interno di un universo narrativo diverso dal nostro, ma che ne è ovviamente una sua versione distorta, piegata nei punti necessari a presentare al meglio la complessità dei suoi temi e l’ambiguità delle domande che vuole porre in quanto storia; il tutto attraverso la sua ambientazione peculiare e i suoi personaggi, altrettanto particolari.
Come mai questa premessa? Perché quest’opera – detto senza alcuna pretenziosità, sia chiaro – non è per tutti. È un’opera impegnata, oltre che premiata, e impregnata di temi forti e profondi, affrontati attraverso altrettanto forti contraddizioni. Una lettura piacevole senza dubbio, ma di certo non leggera, e puntellata qua e là di retorica e artifici didascalici per permetterle di arrivare al punto nel giro dei (davvero) pochi volumi che ha a disposizione.
Molti meno di quanti non se ne siano presi altri suoi illustri colleghi, che hanno macinato libri su libri, a volte troppi; concentrazione che, quindi, è già di per sé un vanto.

Entrando un po’ nel tecnico, Il Regno Invisibile è una miniserie nata nel 2019 dalla penna di Gwendolyn Willow Wilson (Ms. Marvel, Wonder Woman) e disegnata dal talento del fumetto digitale americano Christian Ward (Freccia Nera), portato in italia da Magic Press.
L’edizione originale statunitense è prodotta e pubblicata da Berger Book, etichetta di Dark Horse, diretta dalla stessa Karen Berger nota per essere stato il pilastro della Vertigo.
La serie ha anche vinto due prestigiosissimi Eisner Award quest’anno, nelle categorie Miglior Nuova Serie e Miglior Artista Digitale, nonostante l’agguerrita competizione.Ma, prima di proseguire approfondendo il grande merito di questi autori, parliamo un po’ di storia.
Le due protagoniste, Grix capitana di una nave mercantile di proprietà della multinazionale Lux, Vess una “niuna” (come fosse una suora) dell’ordine della Rinunzia, non si conoscono e hanno un passato e un vissuto completamente diverso l’una dall’altra. Incontratesi più o meno per caso (sempre ammesso che esista il caso, in questo universo) si ritroveranno a scegliere di rivelare le verità e le ipocrisia delle due organizzazioni di cui facevano parte, e dalle quali si ritroveranno, insieme, a fuggire.
Una storia volendo anche semplice ma poggiata su temi importanti, dalla fortissima critica cinica a istituzioni religiose e corporazioni capitaliste, fino alla spinta a ricercare un’idea di sé, spirituale e sociale, indipendentemente dal contesto in cui ci si ritrova calati.

Potrebbero sembrare molti temi, troppi se considerata la concentrazione con cui si snoda la pur semplice e diretta trama, e in effetti lo sono. Si tratta pur sempre ancora del primo volume, ma la sensazione è che nella scrittura ci si affidi eccessivamente ai dialoghi e poco all’azione, con molte spiegazioni e meno svolgimento. Non proprio la direzione verso cui la massima di narrativa “Show, don’t tell” dovrebbe spingere.
La qualità complessiva dell’intera opera è indubbia, e i premi ricevuti senz’altro lo dimostrano, eppure resta la sensazione che si sia voluto inserire troppo, facendo sì che questo finisca per inficiare scorrevolezza e naturalezza della narrazione, specialmente nei dialoghi, alle volte forzati e retorici.Si soffre del complesso della saga allora, e forse non si riesce del tutto a trovare l’equilibrio tra il voler presentare ed esplorare un intero nuovo mondo (o sistema solare), fisico oltre che narrativo, e il forzare la grande ambizione del racconto in un numero contenuto di capitoli. Quando si crea un universo, insomma, diverso dal nostro e caratterizzato da tante particolarità, dettagli, regole ed eccezioni alle stesse, si finisce inesorabilmente per avere tanto da spiegare e rivelare, e questo “tanto” richiede tempo; tempo che nel fumetto è spazio fisico, anche piuttosto voluminoso. Vignette su vignette, tavole e tavole per presentare l’ambientazione, il mondo, i personaggi, le fazioni, spesso non sono sufficienti per scendere nel dettaglio e mostrare al lettore tutto ciò che si vorrebbe, se non si ha – o non ci si vuole prendere – lo spazio per farlo. Saga di Brian Vaughan e Fiona Staples, o Descender di Jeff Lemire e Dustin Nguyen, per esempio, riescono mirabilmente nella sempre ardua impresa di raccontare un universo ma anche una storia, ponendo le due parti su binari paralleli e intrecciandoli con maestria quando serve, senza farle scontrare.
Wilson, al contrario, qui forse zoppica un po’, ma data la quantità ristretta di pagine forse si potrà soprassedere.
E ci sarà comunque ancora da leggere il gran finale!

In conclusione, Il Regno Invisibile è di certo un’opera unica, e una delle proposte più interessanti di quest’anno. Le raccomandazioni del caso sono state già fatte, e chi si approccerà alla lettura di questa nuova epopea sci-fi saprà cosa aspettarsi, nel bene e nel male; soprattutto nel bene, dai.
Ma più che sulla sua sceneggiatrice, o sugli inciampi della storia, è questo il caso di dedicare la riflessione finale a quella che, senza forse, è personalmente la più grande qualità dell’opera: la realizzazione grafica.
Ward – paradossalmente alle volte anche criticato per il suo stile, nella chiarezza di alcune tavole e nella composizione delle scene d’azione. Una follia! – si destreggia qui in un’esecuzione alle volte quasi impressionista, dal tratto veloce e non sempre pulito ma grandemente enfatizzato dalla resa cromatica eccellente, destreggiandosi in usi del colore accentuati da una scelta di palette super pop. Giustapposizioni e forti contrasti, che contano più sulla suggestione o sull’impressione, che su ordine e precisione, colpiscono forte e nei punti giusti, soprattutto nelle spettacolari splash page fortunatamente piuttosto diffuse tra le pagine. È davvero un piacere per gli occhi!
Comunque anche una gran bella lettura, anche se “readers discretion is advised!”.

Recensione di Simone Ishvard Leonetti

Una nuova epica saga fantascientifica firmata G.Willow Wilson, acclamata autrice di “Ms. Marvel” e “Wonder Woman” sbarca in fumetteria.

“Il regno invisibile” racconta di un piccolo sistema solare in una galassia molto lontana, dove due donne, una giovane e religiosa, l’altra pilota di mercantili, scoprono una cospirazione tra i leader della religione dominante e una mega-corporazione intergalattica. Questa improbabile coppia in fuga dovrà scegliere dove risiede la loro lealtà, rischiando di far precipitare l’universo nell’anarchia in caso la verità da loro scoperta venisse rivelata.

Serie vincitrice nelle categorie Miglior serie e Miglior artista digitale agli Eisner Award 2020!Il Regno Invisibile è già disponibile in fumetteria!