Joker: Il Sorriso che Uccide #1

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L’ubiquità del Joker

Gesù è rinato ed è americano. E, stavolta, è anche nero. E donna. E vive tra i bifolchi. E non vuole essere il Messia.
Mark Miller riprende un suo vecchio concept eIn seguito a una strage, Joker viene picchiato dal pipistrello e internato, ancora una volta. Un giovane psicologo idealista è deciso a rompere questo circolo infinito, arrivando là dove tutti gli altri hanno fallito: curare la mente del pagliaccio. lo ribalta in un sequel totalmente indipendente dal primo volume. Millar, il re dei re dei concept.

C’è un luogo comune duro a morire: “nei fumetti di Batman, i nemici sono la cosa davvero interessante”. Che questo sia vero può essere messo in discussione – Batman è un personaggio che continuerà a piacere anche tra altri 81 anni – ma, quantomeno, va riconosciuto che i villain di Gotham City sono tra i più popolari della storia della nona arte. Joker, in particolare, è forse l’unica nemesi di un supereroe conosciuta anche da chi non legge fumetti e non vede film pieni di uomini in calzamaglia. Sicuramente, è l’unico così carismatico da riuscire a ritagliarsi uno spazio totalmente per sé anche al cinema, raccogliendo un consenso estremamente diffuso anche da chi indirebbe dei referendum per l’abolizione dei cinecomic. Ogni apparizione cinematografica del Joker permea con forza la cultura popolare, apparendo su magliette, gadget e citazioni improbabili. E non importa quanto venga sfruttato in modo ruffiano, funziona sempre.

Ci sono molti tagli che possono essere dati al Joker, e le versioni più potenti e memorabili del personaggio sono  state quelle in grado di offrire un nuovo punto di vista, affrontando nuovi temi, che siano psicologici o sociali.

Jeff Lemire, nello scrivere Joker: Il Sorriso che Uccide [in originale Joker: Killer Smile], sembra andare in questa direzione, mettendo in piedi un thriller-horror psicologico in cui, in realtà, la storia viene raccontata dal punto di vista di uno psichiatra, un personaggio sconosciuto che, probabilmente, potremmo non vedere mai più. Un punto di forza, fin dal primo spillatino della miniserie.

Un pazzo fa una strage, viene picchiato da un vigilante e finisce in un manicomio criminale. Un loop che va avanti da 1940, solo un ingenuo crederebbe di poterlo interrompere. Ed ecco che arriviamo al protagonista: il dottor Arnell, uno psichiatra idealista convinto di poter capire e curare la mente del Joker, un primo passo per risolvere il più grande dei problemi che affliggono Gotham: la più alta densità di pazzi criminali per metro quadrato che si possa riscontrare in tutto il pianeta.

Il dottor Arnell è un uomo con cui è facile empatizzare, un padre di famiglia con un volto che ricorda neanche troppo vagamente Diego Luna. Ama la moglie e il figlio, e vuole rendere il mondo un posto migliore. Un uomo inadatto a vivere a Gotham City.

In questo primo numero della storia viene già presentato in modo efficace il fulcro della storia, il tema, il nuovo punto di vista: il terrore dell’uomo comune che, posto di fronte a un mostro, non è sicuro che la barriera che li separa sia sufficientemente spessa. Sia da un punto di vista concreto, con la preoccupazione per la propria incolumità fisica e per quella dei propri cari; sia dal punto di vista psicologico, temendo di poter scoprire delle affinità. Joker è un uomo come lo è Arnell e, nel combattere il mostro, la paura di essere potenzialmente in grado di macchiarsi delle stesse atrocità non può essere ignorata.

In questo i disegni di Andrea Sorrentino, rigorosi e realistici, riescono a costruire l’atmosfera perfetta per la storia, ricorrendo a una gabbia molto rigida, a volte costituita da vignette di uguale dimensione, che viene spezzata in maniera radicale sia quando appare l’orrore di per sé (o qualche evento particolarmente violento), ma soprattutto quando l’orrore si fa strada nella mente del protagonista, nei momenti in cui Arnell inizia a intravedere la follia da cui potrebbe essere travolto. Anche i colori di Jodie Bellaire seguono questa direzione, esaltando i momenti di follia e orrore con colori che spiccano – senza mai risultare un pugno in un occhio, cosa non scontata – tra le palette tenui e realistiche della storia.

Joker: Il Sorriso che Uccide potrebbe essere privata dei dialoghi e riusciremmo comunque a seguire con facilità gli eventi e le inquietudini del protagonista. Il potenziale del fumetto non viene sprecato, con una narrazione affidata soprattutto all’architettura delle tavole e nelle sequenze di immagini mostrate. “Show, don’t tell”. 

Joker appare in poche vignette nel corso di una trentina pagine eppure, incredibilmente, questa è davvero una storia su di lui. Mostrandoci la vita familiare di uno psichiatra, riusciamo a entrare nella follia del mostro (come nel capitolo di Watchmen incentrato sullo psichiatra che analizza Rorschach, per fare un esempio tra tanti) e a farcela temere ancora di più: se da un lato Batman non ha niente da perdere (neanche la sanità mentale, in fin dei conti), dall’altro il giovane dottor Arnell ha appena messo su famiglia, e non vorrebbe mai perdere la vita che ha e le persone che ama. L’innocenza e il senso di protezione dell’ambiente familiare non fanno che creare un forte contrasto con la psiche distorta di Joker.

Joker è un personaggio disturbante e lo dobbiamo temere, anche a causa dell’aura di fascino e carisma che lo circonda.Partendo dalle basi poste nel primo numero di Joker: Il Sorriso che Uccide si prospetta una miniserie di livello alto, e non possiamo che attendere con interesse i prossimi spillati.

Recensione di Andrea Fasano

Nessuno è mai stato in grado di psicanalizzare Joker!

• Il dottor Ben Arnell è però convinto di riuscire a svelare cosa si nasconde nella sua insondabile mente malata…

• Del resto, in nessun modo Joker potrebbe superare le barriere che lui ha costruito attorno a sé, o entrare in casa sua di notte… giusto?

• Jeff Lemire e Andrea Sorrentino si riuniscono per un horror psicologico in cui niente è come sembra!

Joker: Il Sorriso che Uccide #1 uscirà in fumetteria il 10 settembre!