Kanagawa – Recensione

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Finalmente ce l’ho fatta… sono stato accettato come discepolo del famoso maestro! Tutti i miei anni di studi, le notti insonni ed ora ho l’opportunità di creare la mia più grande opera d’arte sotto la guida di nientemeno che Hokusai in persona! Se solo non fosse che prima del mio turno qualcuno prenderà sicuramente la carta che aspetto dall’inizio della partita!

Kanagawa, è il caso di dirlo, è una piccola opera d’arte. Prodotto da IELLO e ideato da Bruno Cathala e Charles Chevallier, e arricchito dalle fantastiche illustrazioni di Jade Mosch, di base si tratta di un “set collection game” con un’ interessante meccanica di drafting su cui però torneremo più tardi. Infatti vorrei innanzitutto concentrarmi sull’aspetto più prominente del gioco…

No, dico, ma avete visto quanto è bello? Scherzi a parte, l’aspetto artistico di questo gioco prende subito il centro scena (come d’altronde è giusto che sia) grazie a illustrazioni che trascinano il giocatore nel setting e una qualità dei componenti che mi ha sinceramente sorpreso per un gioco in questa fascia di prezzo.

Andiamo però al dunque della questione: in Kanagawa il giocatore prende il ruolo di un giovane apprendista del famoso Hokusai e durante la partita cercherà di creare un dipinto all’altezza degli standard del maestro. Per fare ciò i giocatori dovranno saper cogliere il giusto momento d’ispirazione, ovvero decidere se prendere subito le carte a loro disponibili o aspettare per ottenerne di più. Con queste carte possono quindi approfondire i loro studi, ottenendo diversi bonus per il resto del gioco, o ampliare la loro opera d’arte, creando il dipinto più armonioso possibile ed ottenendo più punti a fine partita.

 

Il gioco è molto leggero nella sua durata (piacevolmente breve tra l’altro) essendo un susseguirsi di decisioni semplici ma mai scontate. Ciò lo rende contemporaneamente scorrevole, facile da capire ed anche intrigante per l’intera partita.

Fra tutte le meccaniche in gioco la mia preferita è di gran lunga quella incentrata sui “diplomi”. Questi sono obiettivi riguardanti ciò che includiamo nel dipinto o altri bonus in nostro possesso e vengono assegnati ad uno dei giocatori appena questi raggiunge i criteri necessari per essergli concesso. A tal punto si può decidere se accettare il diploma, ottenendo così punti e magari un aiuto durante il gioco, o rifiutarlo e puntare ad uno migliore. Tutto ciò crea la competizione necessaria per rendere il gioco eccitante, facendoci studiare i nostri avversari per capire a cosa mirano e quindi scegliere una diversa strategia o cercare di batterli sul tempo.

Per concludere consiglio caldamente questo gioco a tutte le fasce di appassionati di giochi da tavolo: ai novizi per la sua leggerezza e semplicità, ai veterani un po’ per lo stesso motivo (ogni tanto c’è bisogno di spezzare no?), e a coloro che sono inevitabilmente rapiti dal semplice aspetto estetico del tabellone.

Ah, e quest’ultimo è un tappetino di vero bambù… fate voi.

Dario Colasanti