KENGAN ASHURA – La vera essenza dello scontro a mani nude

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Approda finalmente anche da noi, a una settimana di distanza dall’uscita della prima stagione dell’adattamento Netflix, un manga di arti marziali tra i più riusciti e appassionanti degli ultimi anni.
Kengan Ashura è un’opera dai punti di forza chiari e inamovibili, sa quello che vuole raccontare e te lo regala nel modo più diretto e violento possibile.


 

La vita di Kazuo Yamashita, sessantenne di scarso successo impiegato in una grande azienda, viene stravolta quando incappa in una rissa brutale tra il misterioso Ohma Tokita e un gigantesco, feroce, combattente di strada.
Il giorno successivo, a sorpresa, viene convocato dal CEO della società per cui lavora (il Gruppo Nogi), per essere introdotto nel mondo dei combattimenti clandestini Kengan.
È infatti in questo modo che, fin dal periodo Edo, ricchi mercanti e potenti uomini d’affari giapponesi hanno scelto di risolvere i propri contrasti: organizzando scontri all’ultimo sangue tra spietati lottatori che rappresentassero i propri interessi.
Ritrovatosi con Ohma, ora nuovo lottatore di punta del Gruppo Nogi stesso, Kazuo scopre che da quel momento sarà “promosso” a manager del ragazzo e, obbligato a supportarlo e ad assicurarsi che vinca ogni scontro, ha così inizio lo strano viaggio dei due nel mondo dei combattimenti Kengan.

 

 

Con questo manga a metà tra lo shonen e il seinen, lo sceneggiatore Yabako Sandrovich e il disegnatore Daromeon riescono indubbiamente a lasciare il segno nella storia dei manga di arti marziali, realizzando un’opera completa (composta da 26 volumi “tankobon” per un totale di 236 capitoli) che, partita come pubblicazione in digitale nel 2012 e giunta a conclusione lo scorso agosto, non solo spicca tra le uscite estive ma risulta anche una delle migliori importazioni dal giappone di tutto l’anno.
Cosa non da poco, inoltre, riesce a reggere molto bene il paragone con altre opere dello stesso genere da cui prende riferimento (“Baki” solo per citarne una), rischiando in alcuni casi di avere anche una marcia in più.

Ma, quindi, perché vi consigliamo proprio questo Kengan Ashura e quali sono le sue migliori qualità?

Iniziamo dalla caratteristica che ci ha convinto ed entusiasmato da subito:
trama semplice e personaggi interessanti.
La forza di questa storia è, a parer nostro, da ricercare proprio nella struttura lineare e diretta del suo svolgimento, frutto della volontà evidente del mangaka di dare al lettore la possibilità di godere di ogni singolo combattimento e scena d’azione, senza per questo perdere il filo o farsi distrarre da avvenimenti e preoccupazioni esterne o estranee allo scontro.
In Kengan Ashura, perciò, ci troviamo a godere di una storia che viene portata avanti proprio dai combattimenti. Le cause esterne per cui i lottatori combattono sono sempre presenti, certo, che siano la scommessa di turno tra CEO o un incontro di torneo con premi immensi, ma risultano sempre secondarie rispetto a quelle che sono le motivazioni dei combattenti stessi, le loro storie e le loro vite. Loro, i lottatori, sono infatti gli elementi davvero interessanti e da cui ci facciamo attirare con più piacere durante la lettura.
Sono proprio questi personaggi, che normalmente definiremmo secondari, a risplendere in concomitanza degli scontri o dei piccoli archi narrativi che li riguardano.

Questi folkloristici artisti marziali di ogni tipo, senza dimenticare i rispettivi CEO che li sponsorizzano, finiscono per essere trattati con grande rispetto dall’autore che regala ad ognuno di loro un passato più che rilevante, con l’obiettivo chiaro e riuscitissimo di far appassionare il lettore alle (più o meno) profonde ragioni che li spingono a massacrarsi l’un l’altro, spesso fino alla morte.
Tutto ciò senza pesare troppo sull’atmosfera, non esagerando in drammaticità ma anzi raccontandoli con apprezzabile leggerezza e umorismo.
Con dosi abbondanti di tipico nonsense giapponese.

 

E tutto questo perché Kengan Ashura è, usando una definizione di guzzantiana memoria, un vero, duro e puro “fumetto di menare”.

 

In conclusione, questo è senza dubbio un manga che ti entusiasma nella lettura e aggiunge anche qualcosa al suo genere che, per i non appassionati, rischia in altre opere di ripetersi e  forse stancare presto.
Kengan Ashura schiva agilmente questo errore e non annoia mai, premiato da un disegno che non è tra i più definiti o realistici che si siano mai visti in oriente ma, stilisticamente e a livello di resa visiva, risulta di grandissimo impatto oltre che perfetto per rendere la violenza esplicita e il peso di ogni singolo colpo.

 

In sostanza, lettura consigliatissima per tutti i casi in cui si volesse un po’ di divertimento genuino, condito con dosi abbondanti di pugni massicci, ossa rotte e colpi incredibili ma entro il limite del credibile.

 

 

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