King in Black 1

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Parassiti e divinità spaziali contro gli eroi Marvel

Il dio dei simbionti arriva sulla Terra, dove incontrerà la resistenza di tutti gli eroi del pianeta. Le loro forze, stavolta, potrebbero non bastare, e il mondo rischia di precipitare nell’oscurità. Tutte le trame tessute dallo sceneggiatore Donny Cates convergono in un nuovo evento Marvel ricco di botte.

In passato abbiamo già commentato Absolute Carnage, miniserie in cui Donny Cates e Ryan Stegman facevano incontrare Venom (la cui testata dedicata era stata affidata agli stessi autori), Spider-man e Carnage reinventando il concetto stesso di simbionte alieno. La specie di Venom è antica e già in passato ha incontrato i terrestri, tanto da far nascere figure mitologiche norrene come il Grendel, scontratosi con Thor. I simbionti sono stati creati da una figura divina, Knull, attorno a cui si è generato un vero e proprio culto.

E in quella miniserie, grazie ai suoi seguaci, Knull era stato reso libero di guidare le sue orde verso il nostro pianeta. Lo spazio profondo è molto grande, ma dopo mesi il creatore dei simbionti è finalmente arrivato.

Cates e Stegman tornano con King in Black, un evento Marvel in cui tutti gli eroi della terra si schierano contro un’invasione simbiontica senza precedenti. Tralasciando i risvolti che riscontreremo nelle testate dedicate ai singoli personaggi, leggendo questo primo albo sembra che il focus sia incentrato sull’azione e sull’epica in una maestosa lotta tra bene e male. Non c’è spazio per l’umorismo, c’è solo il dramma. Il vero protagonista della storia, tra tormenti interiori e desiderio di riscatto – ma di fatto ormai un eroe quasi senza macchia – è Eddie Brock. È lui il fulcro emotivo della storia.

Da un certo punto di vista un po’ può dispiacere. Brock è uno dei personaggi che, nella corso dei decenni, ha subito più trasformazioni. Partito come un omicida psicopatico tipicamente anni ‘80, divenuto un tipico antieroe anni ‘90 (con gli orrendi capelli lunghi sulla nuca), è poi passato in un lungo periodo dalla moralità altalenante (ricordiamo che all’inizio del nuovo millennio si è mangiato un pezzo di Uomo Sabbia). In Absolute Carnage era stata dedicata qualche battuta su questi passaggi repentini, e lo stesso Spider-man ironizzava su come il loro rapporto non fosse mai stato troppo costante.

Questo non è un fumetto Marvel con un approccio metanarrativo e autoironico. Si prende sul serio – non in senso negativo – e cerca di seguire una via diversa rispetto al solito. Sicuramente diversa rispetto ad altri eventi recenti: uno tra tutti La Guerra dei Regni di Jason Aaron, sempre di impronta epica e grandiosa ma ricca di umorismo e di situazioni spiazzanti e anticlimatiche. In King in black non c’è un momento in cui si possa davvero scherzare: la Terra rischia di diventare un vero e proprio incubo, e gli eroi, da un momento all’altro, potrebbero diventare a loro volta dei mostri privi di libero arbitrio. Non si tratta solo di avere una posta in gioco molto alta, qui rischiano di concretizzarsi i peggiori timori degli eroi stessi.C’è però l’approccio di base che accomuna King in Black e altri eventi recenti come La Guerra dei Regni: entrambe immergono immediatamente il lettore nell’azione. Nonostante la suggestione corale, l’aspetto emotivo per la maggior parte dei personaggi è accessorio. Sono eroi, soldati pronti all’azione h24. Proprio per quello, come già detto, la minaccia dei simbionti sembra quasi mettere in pericolo più la loro stessa essenza che il mondo che li circonda. Non vediamo le loro vite quotidiane, alle quali rinunciano per fronteggiare una minaccia più grande. Come già detto, c’è un protagonista, Eddie Brock, e suo figlio. E, in parte, Peter Parker, che probabilmente troverà più spazio nei prossimi numeri.

Il lavoro svolto da Ryan Stegman alle matite, accompagnato dalle chine di JP Mayer-Chine e dai colori di Frank Martin, come al solito rende molto bene l’atmosfera. Rispetto ad Absolute Carnage si va un po’ meno in una direzione horror-splatter e claustrofobica, riuscendo a bilanciare l’orrore con la maestosità della maggior parte delle scene. Di base Venom nasce come personaggio horror, e gli autori lo sanno bene. Se il disegno, che oscilla tra il realistico e il grottesco (come in precedenza, va sottolineato lo sforzo di Martin nel rendere estremamente espressivi personaggi con le maschere, sia strappate che integre), risulta comunque moderno, accompagnato da una colorazione sobria e in linea con la migliore Marvel dell’ultimo periodo, le chine riescono a dare una suggestione retrò, con un gran numero di piccoli tratteggi e sporcature (intesi come effetti mai eccessivi e gestiti con grande perizia) più che adatti a una storia come questa. Forse la cosa che convince un po’ meno di Stegman (ma fin dalle apparizioni precedenti, non è certo una novità di questa miniserie) è il design di Knull, molto fantasy spinto, con gli spallacci giganteschi e i capelli lunghi, in generale un po’ già visto; va detto che qui chiaramente qui si va nel campo del gusto personale. Nonostante ciò, l’espressività resa dal disegnatore riesce in ogni caso a superare anche questo dubbio, rendendolo un villain degno del suo ruolo.

Per chi sta seguendo la Marvel degli ultimi anni – in particolare le vicende legate a Spider-man e Venom – e per gli amanti dei simbionti, sarà una lettura obbligata e dal grande potenziale, in cui finalmente convergono elementi presentati in precedenza. Dopo il silenzio, arriva la tempesta.

Per tutti gli altri lettori, occasionali o meno, vale la pena dare uno sguardo a quella che potrebbe essere una buona storia Marvel!

Recensione di Andrea Fasano

• Knull, il Signore dell’Abisso, è arrivato sulla Terra! Comincia l’invasione dei simbionti!

• L’allucinante punto di arrivo delle trame di Venom concepite da Donny Cates!

• Eddie Brock prende il suo posto tra gli Eroi più potenti della Terra!

• Ma sarà sufficiente per Capitan America gridare… Avengers uniti?!