Matana 1

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Arriva Matana… preparati a morire!

Un cavaliere è appena arrivato in città: il suo nome è Matana, la mano sinistra del diavolo. Anche se spara con la destra. Leo Ortolani ci incastra con una nuova miniserie western. Se vi volete bene leggetelo.

Ortolani l’aveva detto. Dopo la chiusura della sua celebre testata, non avrebbe dimenticato il suo personaggio e avrebbe continuato a pubblicare per l’edicola spingendosi oltre le colonne d’Ercole del fumetto italiano: le miniserie spillate. Tre anni e mezzo dopo, possiamo dire che è stato di parola. Non si sa in quali sprazzi di tempo riesca a lavorarci, ma nel 2020 abbiamo avuto Star Rats e ora Matana, uno spaghetti western. 

Uno spaghetti western pieno di sangue, polvere, canzoni e cuore.Perché, per quanto possa risultare retorico, Ortolani ci mette davvero il cuore. Come già detto in altri articoli, fin dai tempi di classici come 299+1, l’autore non fa parodie ma omaggi. Riesce a cogliere il cuore di un’opera, quando non di un intero genere, mettendo da parte tutte le foglie di carciofo narrativo che lo circondano. Va dritto all’essenza e la decostruisce, rendendola più fresca che mai. Il tutto in maniera sempre spontanea e divertente per il lettore, che non ha mai la sensazione di trovarsi davanti a un orpello intellettuale e artefatto.

Già i titoli dei singoli albi spillati della miniserie sono una dichiarazione di intenti: iniziamo con “Arriva Matana… preparati a morire!” e il prossimo numero sarà intitolato “Spara più forte… Matana non ti sente!”. Ortolani rievoca un immaginario di nicchia che va ben oltre Sergio Leone, ricordando molti film italiani fracassoni e tamarri a cavallo tra gli anni ‘60 e ‘70, perlopiù dimenticati dal pubblico internazionale o riesumati e venerati da Tarantino (come dimenticare la locandina del film fittizio “Uccidimi subito Ringo, disse il Gringo”, mostrata in C’era una volta a Hollywood?).

Ma Ortolani vuole andare oltre, e nel testardo tentativo di omaggiare la stessa esperienza cinematografica, paradossalmente riesce a spremere il più possibile le potenzialità del linguaggio del fumetto, spesso creando effetti estremamente comici, altre volte coinvolgendo al massimo il lettore con trovate degne di un maestro della nona arte. In Cinzia aveva voluto restituire il mood di un musical, ma per quanto potessero esserci delle canzoni e delle coreografie, erano pur sempre parole e segni stampati su un foglio. Con Matana si oltre. Ortolani gioca con la presenza fondamentale e rivoluzionaria (perché sì, rivoluzionò la storia del cinema) dei suoni e della colonna sonora negli spaghetti western, sfruttando in maniera estremamente consapevole la differenza tra balloon e onomatopee per dare ritmo, creare una certa atmosfera, magari sfondando la quarta parete ma in maniera perfettamente armonica, senza che appaia come una distrazione o un vezzo artistico. Quando un suono passa da onomatopea a balloon, capiamo cosa sta per succedere. Ortolani usa una grammatica tutta sua, e riesce a farcela apparire comprensibile, coerente e familiare, come se una delle sue tante trovate ci sia già capitata davanti centinaia di volte. Anche la costruzione della gabbia è funzionale al racconto, ed è immediato capire la velocità e la contemporaneità di alcune azioni.
Sperimentazioni del genere potremmo trovarle facilmente nell’area delle autoproduzioni di una fiera del fumetto, e solo un gigante a cui ormai – quasi – tutto è concesso, seguito da un vasto pubblico assetato di nuove opere, avrebbe potuto arrivare in edicola con un albo di questo tipo.

Altra nota di merito va ai dialoghi. Il cast classico delle storie di Ortolani (Cinzia, Brakko e Rat-man), unendosi a personaggi ad hoc e archetipici, recitano battute ispirate al genere (Ortolani è un gigante anche in questo, da sempre) che già da sole ci fanno immergere nell’atmosfera da spaghetti western. In particolare, le battute di un personaggio esplicitamente ispirato a Clint Eastwood sembrano prese di peso (insieme a intere scene) da Per un pugno di dollari e da Per Qualche dollaro in più. Sono battute originali, ma se fossero state presenti in quei film le citeremmo ancora oggi.

  • Non bevete? Potrebbe essere l’ultima volta.
  • Bevo dopo.

Non è facile chiudere questo articolo, ci sono tante emozioni in ballo e se ne potrebbe parlare per ore. Quindi arriviamo dritti al punto: Matana è un fumetto che va letto per forza.

Recensione di Andrea Fasano

La Frontiera. Un luogo leggendario. E tra tutti coloro che cavalcavano senza sapere dove andare, c’era un uomo che cavalcava giorno e notte, grazie all’unguento del dottor Ragadini. Un uomo il cui nome veniva pronunciato con rispetto e paura: Matana! State pronti, perché è in arrivo un nuovo classico di Leo Ortolani!

Matana 1 è già disponibile in fumetteria!