I mille volti del Multiplayer

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Mi è stato chiesto dalla nostra Bionda preferita, Mattia, di scrivere un articolo sul giocare in multiplayer; tipo cosa significa, com’è, se mi piace. A quel punto io ho chiesto se dovesse parlare del multiplayer di Magic e lui ha risposto: “non per forza, scrivi del cazzo che ti pare, buttace in mezzo due parolacce e almeno se famo du risate”. Non me lo sono fatto dire due volte.

Purtroppo sono stato bannato da buona parte dei tavoli multiplayer di commander a cui ho partecipato per via di “utilizzo di strategie noiose che non fanno divertire nessuno”(a quanto pare la gente è contraria ad Armageddon + Onniscienza a turno 4, ma è solo perchè sono stupidi e non capiscono che i solitari sono meglio del multiplayer), e quindi mi sono dovuto dare a tutto il resto dei party game e giochi da tavolo per poter dimostrare la mia teoria, ovvero “in tanti fa cagare e da soli è meglio”. Voi direte, se pensi questa cosa, perchè cazzo ti stanno facendo scrivere un articolo sul multiplayer? Perchè sono matto e non riesco a mantenere un’opinione per più di 867,5309 secondi. Quindi mi sono ricreduto sul giocare in compagnia, perchè costituisce un divertente esperimento sociale che consiste nello scrutare e valutare i comportamenti dei vari giocatori: non importa a che gioco giochi e con quante persone ci stai giocando, troverai sempre i soliti 4 o 5 comportamenti ricorrenti che si palesano all’interno degli individui presenti al tavolo. Questo sarà, quindi, non tanto un articolo sul giocare in compagnia, ma sugli archetipi di persone che potrete vedere affacciati sulle plance di gioco.

Il Distratto

Lo dice il nome stesso. Mentre gioca lo vedi intento a fare tutt’altro, uno dei più odiati al tavolo poiché se il gioco si ferma è colpa sua, visto che non si rende conto che al momento è il suo turno. La categoria del distratto ha diversi sotto-archetipi, come il Multitasking (versione evoluta e meno fastidiosa dell’originale, perchè nonostante faccia mille altre cose, riesce comunque a tener conto del passare dei turni e magari, nel mentre, anche a sviluppare una strategia) o anche il Social (involuzione del distratto perchè TUTTI lo odiano. Classicone del Social la frase, “oh regà, boni tutti, fatemela mette su instagram questa“).

Quello Che Non Je La Fa Più

Quando la partita si protrae oltre i 30 minuti lui appare. Più che un giocatore è un’entità a sé stante, che prende possesso di un giocatore casuale allo scoccare del secondo quarto d’ora di gioco, e che in ogni modo prova a portare il suddetto a uscire dalla partita, anche solo con la mente. È probabile che sia il fantasma di un giocatore condannato a morte per Monopoli, una delle sentenze peggiori, ormai illegale ovunque tranne che negli stati meno sviluppati dell’America centrale (si, Missouri, sto parlando con te), e che vuole finalmente riuscire ad uscire dalla sua lunga agonia di spettro facendo smettere il player posseduto di giocare, o comunque tentando di farlo cacciare dalla partita con pesanti sbuffi e “che cojoni me lo potevate dì che durava così tanto”. Famosa sotto-categoria è la sua fusione col Distratto, ottenendo “Quello che fa tutto quello che deve fa una cifra in fretta così può tornare a guardà la televisione mentre gli altri giocano”, nome fin troppo lungo, infatti viene spesso chiamato “quello che va tappato out” usando il gergo magico, o semplicemente “Dario”.

Il Confuso

È confuso. Gioca la partita senza aver capito particolarmente bene le regole e a metà del secondo giro comprende che forse la sua strategia non è proprio la migliore o comunque non funziona come dice lui. Figlio illegittimo del Confuso è il Confuso-Che-Però-Poi-Si-Riprende: lui non ha capito le regole, cambia posto a seconda di chi deve iniziare in modo tale da essere sempre l’ultimo e poter guardare quello che fanno gli altri così da comprendere meglio il gioco. È probabile che vinca lui la partita.

Il Pensatore

Lui pensa, ma ‘na cifra. Tipo che pure che stai a giocà a Patchwork fa finta di avere una risposta che fermi la tua giocata. Non importa quante poche risorse abbia o l’assenza di interazioni nel gioco, il Pensatore farà un turno da 10 minuti in cui non farà nulla e poi si prenderà anche 3 minuti del turno di ogni altro giocatore per fare tutte le sue finte e le sue finte delle finte delle finte. Frase tipica: “Ci Penso”. Vicino di casa del Pensatore è il Calcolatore, che non pensa ma conta. Non si sa bene cosa conti, ma lui conta. Frase tipica: “Conto”.

Quello Che Conosce Il Gioco

Ci ha giocato una volta in Svizzera dal suo amico nella versione tedesca. Per una settimana. 24/7. Lui non conosce il gioco, lui È il gioco. Come il Pensatore anche lui fa turni da 10 minuti, ma non per pensare, i suoi turni sono pura azione adrenalinica, fa 10000 azioni, “storma” anche a Dixit; pare di star guardando un film di Jason Statham in cui gioca a Coloni di Catan mentre ammazza della gente (film che guarderei, se una qualsiasi casa di produzione mi stesse leggendo, fatelo. Per favore.). Una volta finito il suo turno gli equilibri del mondo e del tavolo sono sconvolti. Probabile, se non sicuro, che arrivi ultimo. Nipote di questo soggetto è Il Fanatico Delle Regole, uguale allo zio, ma con una differenza: con lui in gioco NESSUNO può azzardarsi a sbagliare. Se toppi, è probabile che sia lui a giocare per te e a dirti come fare (inutile dire che sia il più odiato ai livelli del Social. LASCIACI SBAGLIARE DA SOLI, CAZZO).

Per concludere abbiamo uno dei miei preferiti:

Quello Che Si Ritira Vincitore

Farà una sola partita. Vincerà non sa neanche lui come. E poi se ne andrà e il destino vorrà che lui non giochi mai più a quel gioco. Se si organizzerà una partita, lui non ci sarà, se ci sarà, sarà impegnato in altro, se non c’è altro da fare, avrà un attacco di colite semi-mortale. Non importa come, ma dopo che ne ha vinta una, non esisterà più un modo per lui di rigiocare. Quello Che Si Ritira Vincitore porta su di se una grave maledizione, non potrà mai giocare allo stesso gioco più di una volta, rischiando la vita; se gli verrà proposto, declinerà sempre: “eh, ma ci ho già vinto una volta, non ho più interesse”. Questo non è vero, mente per proteggere sé stesso e voi dal diavolo che lo attanaglia. L’unico che non ha parenti e sotto-categorie, perchè nessuno si merita di condividere con lui il suo infausto destino.

Riccardo Artegiani e Maria in attesa, al tempo di Nazareth.

Me ne sono perso qualcuno? Probabile. Fateci sapere se anche voi avete riconosciuto qualche “giocatore-archetipico” nel vostro playgroup, grazie e alla prossima!