Mtg 4 KIDS: Si può fare? – Parte II

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Continua l’articolo di Fabio Paglieri sul “Magic Parenting” cioè il passaggio di testimone tra la vecchia e la nuova generazione di giocatori di Magic. Come possono i negozi incentivare l’ingresso di giovani utenti al gioco? Quali regole dovrebbero esserci per permettere ai ragazzi un ambiente fertile per imparare e giocare?
Se vi siete persi la prima parte dell’articolo la trovate qui!

 

Questo breve e incompleto bilancio di pro e contro ci porta a confrontarci con la seconda questione: certo, Magic può essere un’ottima attività anche per i più giovani, ma ad alcune condizioni. Qui ne menzionerò solo alcune, quelle che mi paiono più importanti e su cui i negozi e gli altri giocatori (genitori e non) possono fare qualcosa di utile.

1 Enfasi sull’apprendimento

Magic può servire ad affinare molte abilità importanti, allo stesso tempo divertendosi, e questa è sicuramente la maggiore attrattiva dal punto di vista di un genitore. Affinché ciò avvenga, bisogna assicurarsi che il gioco rimanga sempre un’esperienza di apprendimento, il che dipende da come lo si gioca e in quale contesto. Uno dei miei rimpianti è quello di avere insegnato Magic ai miei figli con poca gradualità, col risultato che oggi magari capiscono subito interazioni strane e combo complicate, ma zoppicano ancora sui fondamentali, tipo la matematica dei combattimenti e l’uso efficiente del mana. Col senno di poi, credo sia preferibile un approccio a piccoli passi, come quello suggerito qui.

E siccome in Magic non si finisce mai di imparare, un ambiente ottimale per i più giovani deve continuare a promuovere tali apprendimenti anche dopo che si sono appresi i rudimenti del gioco (suggerimenti in merito più avanti).

2 Competitività come mezzo e non come fine

Il fatto che si cerchi di sconfiggere l’avversario è costitutivo di Magic, ma deve servire come molla per rendere il gioco appassionante, non come unico obiettivo dell’intera esperienza. A mio parere ciò dovrebbe rimanere vero anche per i giocatori adulti, eventualmente a esclusione dei Pro, ma sicuramente è un valore da preservare quando a giocare sono persone ancora in formazione. Anche perché non possiamo ignorare la natura ben più cooperativa delle esperienze casalinghe di Magic (il cosiddetto “kitchen table”), in cui spesso il giocatore più esperto consiglia al novizio le giocate migliori, rispetto al clima competitivo dei tornei in negozio, dove un giocatore può cinicamente augurarsi che l’avversario commetta errori strategici o dannose dimenticanze. Questo “cinismo da competizione” andrebbe parecchio stemperato, quando ci sono bambini che giocano: non per buonismo, ma perché non li aiuta a migliorare le proprie abilità di gioco, e occasionalmente insegna loro pessime lezioni di vita. Paradossalmente, è molto più costruttivo il testing cooperativo fatto dai giocatori professionisti per prepararsi a tornei importanti, in cui tutti hanno interesse a migliorare l’abilità di gioco di tutti gli altri.

3 Ambiente positivo, socialmente e fisicamente

Può sembrare una banalità, ma la prima cosa che un genitore osserva in un negozio dove i propri figli potrebbero passare del tempo è la qualità dell’ambiente, sia fisico che umano. Da questo punto di vista, molti negozi in cui si gioca a Magic sono problematici. Sul piano concreto, spesso gli spazi di gioco sono angusti, poco illuminati e male areati, soprattutto rispetto al numero di persone che un torneo può attirare: ovviamente non è necessariamente colpa dei negozianti, che devono fare i conti con costi di affitto elevati, soprattutto nelle grandi città. Ma ciò non toglie che mandare i propri figli a trascorrere un pomeriggio intero in uno scantinato sia una scelta ardua per qualunque genitore… Socialmente, la questione riguarda il resto della comunità: il fatto che i tornei di Magic attraggano persone di età ed esperienze diverse è sicuramente positivo, dunque se i rapporti sono buoni e improntati al reciproco rispetto, un genitore non può che approvare; ma se nel corso di un torneo cominciano a volare bestemmie e insulti, o più semplicemente si crea un costante clima di tensione e confusione, è ragionevole essere restii a immergere dei bambini in un simile contesto. Dunque, in sintesi, ambienti decorosi e persone rispettose sono la precondizione a una felice integrazione dei più piccoli nel mondo di Magic.

4 Abbattimento dei costi

Pagare per iscriversi a un torneo non è assolutamente un problema, ma in generale i costi del gioco devono essere contenuti, soprattutto per i più giovani e per gli “absolute beginners”. Questo richiede una scelta dei formati, ed eventualmente anche l’ideazione di strategie per ottimizzare le risorse all’interno della comunità dei giocatori: dopo un draft, per esempio, le carte da buttare per il giocatore di lungo corso possono essere un dono prezioso per il piccolo neofita, e i negozi stessi potrebbero organizzare iniziative a supporto di simili meccanismi di aiuto reciproco.

A questo punto, non è difficile immaginare alcune cose che la comunità dei negozianti e dei giocatori di Magic possono fare, per rendere il gioco organizzato maggiormente “kids friendly”:

•Rispetto all’apprendimento, sarebbe bello se i negozi più grandi e meglio radicati nei rispettivi territori lanciassero vere e proprie “scuole di Magic”, magari reclutando alcuni dei giocatori migliori della zona in veste di volontari per qualche ora di insegnamento ai più piccoli. Si potrebbero usare prodotti promozionali gratuiti della Wizards per contenere i costi, tipo i Welcome Decks dati in omaggio ai nuovi giocatori, prestare poi carte di proprietà del negozio per far provare mazzi più complicati, e includere anche qualche esperienza in Limited per chiudere in bellezza. Alcuni negozi realizzano già esperienze del genere, ma la mia impressione è che si potrebbe fare molto di più, magari coordinandosi con scuole e doposcuola della propria città.

•Per trovare un punto di equilibrio fra competizione e cooperazione, occorre creare uno spazio intermedio fra il gioco informale intorno al “kitchen table” e la tesa serietà dei tornei. Certo, già ora c’è una differenza fra un FNM e un GP, sia di clima che di grado di severità nell’applicazione delle regole (il cosiddetto REL, Rule Enforcement Level). Ma nella mia esperienza anche nei FNM capita spesso che la competitività trionfi, a discapito di un atteggiamento cooperativo. Invece sarebbe utile creare momenti di gioco organizzato in cui il miglioramento di TUTTI i giocatori rimane una priorità riconosciuta e condivisa anche fra avversari.

Non so se per questo sia sufficiente un clima più disteso e una tendenza ad aiutarsi a vicenda fra un turno e l’altro (cosa che, detto per inciso, molti giocatori già fanno spontaneamente), oppure occorra intervenire direttamente sulle modalità di interazione durante il gioco stesso: ad esempio, creando una sorta di “training wheels” REL, in cui non solo gli errori vengono tollerati, ma entrambi i giocatori si impegnano a fornire pareri reciproci sulle giocate e si aiutano a vicenda nel ricordare i trigger (qualcosa di simile al REL:AXED adottato, con ironia, ai Pre-Prerelase di LoadReadyRun; ne trovate una breve spiegazione al minuto 10 di questo video.

•Per garantire un ambiente ottimale, si può lavorare tanto sul piano fisico che su quello sociale. Se un negozio ha spazi angusti e inadeguati, sarebbe utile stabilire collaborazioni con i locali pubblici della zona (bar e ristoranti, ma anche circoli sociali e associazioni), che per loro stessa natura sono adatti a ospitare numeri elevati di persone, e svolgere in tali sedi la propria attività torneistica, per lo meno per gli eventi più affollati e quelli in cui ci si aspetta la presenza di piccoli giocatori (una soluzione già ora sperimentata da molti negozi). Inoltre ci vorrebbe un occhio di riguardo sugli orari degli eventi rivolti ai più giovani: la fascia serale ovviamente non va bene infrasettimanalmente, il tardo pomeriggio è molto meglio, e l’ideale sono sabato pomeriggio e domenica mattina. Per quanto riguarda il clima umano, a parte l’ovvio monitoraggio da parte di negozianti, arbitri e altri giocatori, non sarebbe male che ogni negozio creasse un proprio “codice di condotta”, a cui ogni giocatore si impegna ad aderire: come tutti i codici di condotta, l’obiettivo non è quello di creare regole vincolanti, quanto piuttosto esprimere principi ideali e rendere ognuno consapevole di quali comportamenti siano ritenuti accettabili, e quali no. 

•Per ridurre i costi, a parte sfruttare i prodotti promozionali gratuiti messi a disposizione dalla Wizards, ci sono tanti modi di procedere: da un lato enfatizzando formati a basso costo (Pauper) o in cui il costo coincide con l’ottenimento di nuove carte (Draft e Sealed), dall’altro creando un “fondo di solidarietà” gestito dal negozio stesso, in cui raccogliere le montagne di carte che giocatori più consolidati trovano inutili (i tipici “avanzi da draft”) e che per i negozi hanno bassissimo valore commerciale, da distribuire gratuitamente solo a una specifica categoria di giocatori – per esempio, under 15 privi di parenti adulti dotati di DCI. Allo stesso tempo, si potrebbero incoraggiare i nuovi giocatori a organizzarsi in gruppi di gioco (che già esistono fra giocatori consolidati), in cui il possesso delle carte è condiviso e i singoli usano di volta in volta le carte che gli servono, ammortizzando così i costi; o istituire un servizio di “prestito mazzi” (altra cosa che molti negozi fanno), dando però priorità ai neofiti e a chi ha, materialmente, difficoltà a reperire le carte necessarie a giocare in un determinato formato.

Jack (13) e Lucas (15) Kiefer al day 2 del GP Washington 2016

A questo punto, possono sorgere un paio di perplessità.

La prima: “Ma perché mai i negozi dovrebbero sobbarcarsi tutto ‘sto sbattimento, solo per attirare qualche ragazzino in più ai tornei?

Beh, ogni negozio ovviamente farà le proprie valutazioni in merito, ma bisogna considerare che il giocatore adolescente di oggi sarà, con ogni probabilità, il cliente adulto di domani (di Magic o di altri prodotti), e non è male avere una politica commerciale di lungo periodo. Anche perché alcuni segnali suggeriscono che Magic stia diventando un gioco da vecchietti, almeno a livello professionistico. Nel 2015 Henry Druschel si è preso la briga di individuare le date di nascita di circa 600 Pro Players, attivi fra il 1998 e il 2014 (non necessariamente continuativamente), e un risultato della sua analisi dovrebbe far riflettere: nel 1998, la percentuale dei Pro under 20 era intorno al 35%, mentre quella degli over 30 si attestava al 5%; nel 2014, invece, gli under 20 erano ridotti al 2%, mentre gli over 30 erano diventati la categoria più rappresentata, sopra al 40% (fonte: channelfireball). In parte dipende dall’età stessa del gioco, “nato” nel 1993, ma questo non basta a spiegare una tale inversione di rotta: pare infatti che oggi le vecchie glorie siano molto più numerose dei giovani leoni, almeno nel circuito professionistico – un trend che sicuramente non dovrebbe entusiasmare né la Wizards, né i negozi locali.

La seconda perplessità è invece tecnologica: “Chi se ne frega del cartaceo, è ovvio che il vero motore per attrarre giocatori giovani è l’online, con prodotti come Magic Arena!

Ecco, questo potrebbe benissimo essere vero, ma vorrei concludere con un paio di commenti in merito. Primo, Magic Arena ha un senso per i negozi solo se aumenta anche il loro indotto, ad esempio creando nuovi giocatori che poi partecipano ai tornei nei negozi locali. Per ora i segnali in tal senso paiono incoraggianti, ma aspetterei a cantare vittoria: perché alla Wizards (cioè alla Hasbro), alla fine della fiera, interessa poco se vende videogiochi o pacchetti di carte; al contrario, se Magic Arena dovesse cannibalizzare i tornei in presenza, molti negozi andrebbero a gambe all’aria – il che indica che gli interessi della Wizards, in questo caso, non sono necessariamente allineati con quelli dei rivenditori locali. Il secondo commento invece è nuovamente in veste di genitore: per quanto mi piaccia Magic, giocarci online non è affatto un’attività che mi interessa incoraggiare nei miei figli, e in generale nei più giovani. Non perché i videogiochi siano fonte di chissà quali nequizie, ma perché proprio Magic, come gioco, ha tanti valori che ne richiedono la fruizione in un contesto socialmente ricco – cosa che Magic Arena proprio non è.

Quindi, almeno per quanto mi riguarda, ben vengano i tornei in negozio con i giovani virgulti, ma online anche no, grazie!

 

Il “Prof” Fabio Paglieri