Oko vs Oko

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Oko vs. Oko: giocate interessanti fra spacciatori di cibo e imbonitori di alci

Fabio Paglieri

Il predominio in Standard di Oko, Ladro di Corone e dell’archetipo Food (in tutte le sue varianti: Simic, Sultai e Sacrifice) ormai non fa più notizia, e molti si aspettano che questa carta o uno dei suo enabler venga presto bannata: il nostro ladro potrebbe così perdere la corona, oppure una certa Oca d’Oro finire nel forno. Si vedrà: per quanto mi riguarda, sarei molto lieto di tornare a uno Standard con un meta più variato e meno giocate degenerate nei primissimi turni. Un planeswalker che può scendere in campo con 6 segnalini fedeltà di turno 2 è un ottimo incentivo ad aprire pacchetti dell’ultima espansione, ma non aiuta a garantire varietà di archetipi e divertimento per tutti. Su questo, i dati sono piuttosto eloquenti: alla Mythic Championship VI di Richmond, Oko & Co. rappresentavano il 69% dei mazzi il primo giorno, il 71% il secondo giorno, addirittura il 75% della Top 8 e direttamente il 100% della Top 4 – numeri che farebbero la gioia di qualunque dittatore! Idem con patate nel Grand Prix aka MagicFest che si è tenuto sempre a Richmond, in parallelo con la MC6: anche qui la “banda del cibo” rappresentava il 75% della Top 8 e il 100% della Top 4, senonché in questo caso la variante preferita era quella Sacrifice, con Sentiero di Briciole, Famiglio del Calderone e Forno della Strega. Ma sempre di Oko e Cibo si tratta, e alcuni in Standard cominciano a essere piuttosto sazi…

Detto questo, la varietà del meta non è l’unico criterio con cui valutare lo stato di salute di un formato: bisogna anche considerare il livello di interattività degli archetipi dominanti e il grado di abilità richiesto per giocarli. Per esempio, un ipotetico meta pesantemente dominato da mazzi come Storm o Nexus sarebbe orrendo, perché si tratta di strategie che vincono costringendo l’avversario a guardarvi mentre giocate da soli per 10-20 minuti: un’esperienza non esaltante ma accettabile quando capita saltuariamente, che però diventa assolutamente frustrante se si verifica ogni due partite o più. Da questo punto di vista, i mazzi a base Oko non sono terribili: si tratta di una strategia che crea board opprimenti molto rapidamente, ma per il resto si continua a giocare a Magic. Certo, il fatto che Oko sia quasi inattaccabile da creature a causa della sua elevata fedeltà iniziale crea grossi problemi a mazzi aggro, tuttavia le risposte al dispettoso planeswalker esistono nel formato e sta ai deckbuilder inserirle nei propri mazzi. Ciò non significa che Oko non vada bannato, solo che le ragioni del ban riguardano l’opportunità di garantire la varietà del meta, non l’ingestibilità della carta in sé – a differenza di una roba come Campo dei Morti, per cui oggettivamente lo Standard aveva carenza di risposte.

Ma veniamo invece all’abilità richiesta per pilotare i mazzi Food. Questo è un fattore essenziale, quando un archetipo diventa così dominante: ci saranno infatti un sacco di mirror, e se la vittoria in queste circostanze dovesse dipendere troppo da chi pesca meglio o da chi vince il tiro di dado, la godibilità ne soffrirebbe parecchio. La fortuna è un elemento imprescindibile in Magic, ma il gioco diventa tanto più interessante quanto più pesa l’abilità strategica. Da questo punto di vista, persino un “odiatore di Oko” come me deve ammettere che i mirror di mazzi Food rappresentano un eccellente test delle abilità di gioco dei loro piloti. Proprio la Mythic Championship VI ha fornito innumerevoli esempi di questo, e qui voglio discuterne un paio con voi: si tratta infatti di utili occasioni per riflettere sulla profondità strategica di questo splendido gioco.

Attaccare per difendersi: come vincere con carte peggiori

Nei quarti di finale a Richmond, Austin Bursavich (Sultai Food) se la sta vedendo con Sebastian Pozzo (Simic Food), e le cose non gli stanno andando granché bene, avendo già perso le prime due partite. Nel terzo game, il vantaggio sembra saldamente in mano a Pozzo: con in gioco un Lupo Cattivo con un segnalino +1/+1 e un Krasis Idroide 4/4, insieme a un Cibo e doppia Oca d’Oro, Pozzo è libero di attaccare tranquillamente con Lupo e Krasis l’Oko di Bursavich; questi infatti ha in campo, oltre ad Oko, solo un paio di Alci 3/3 e un Cibo, quindi per salvare Oko dovrebbe perdere un Alce e rimanderebbe comunque di un solo turno la dipartita del planeswalker, in assenza di risposte al Krasis. Dunque Bursavich è costretto a far morire il suo Oko, ritrovandosi con un board piuttosto pietoso rispetto all’avversario: le cose inoltre potrebbero peggiorare, perché Pozzo ha 6 mana liberi con in mano due Isole e un altro Krasis.

Tuttavia, qui Pozzo compie una scelta piuttosto avida, per cui sarà punito nei turni successivi. Anziché giocare il suo Krasis per X = 4, passa il turno con il mana open, presumibilmente per fare altro Cibo con un’Oca e poter lanciare il Krasis al turno successivo per X = 8. Così facendo, però, si espone per un turno all’aggressione di Bursavich, il quale è bravo a capire che l’attacco rappresenta, nella sua posizione di svantaggio, l’unica strategia possibile. Così Bursavich al turno successivo gioca un altro Oko, trasforma il Cibo rimastogli in un Alce 3/3 e attacca Pozzo per 9: Pozzo al momento ha 14 punti vita, contro i 17 di Bursavich, e sceglie di non bloccare, andando a 5. Riley Knight, uno dei commentatori del match per Channel Fireball, descrive questo attacco di Bursavich come un gesto disperato (“a desperation attack”), giacché lascia il suo nuovo Oko completamente scoperto: in realtà Knight si sbaglia di grosso, come scoprirà nei turni successivi.

Infatti ora Pozzo non può ignorare i suoi punti vita: sceglie quindi di attaccare solo con il Lupo Cattivo su Oko e sacrifica un Cibo per ucciderlo, mentre il Krasis 4/4 resta in difesa insieme alle Oche; il nuovo Krasis che Pozzo aveva in mano viene lanciato con X = 6, il che porta Pozzo a 8 punti vita, con 5 carte in mano (tre terre, un altro Lupo Cattivo e una Druida del Paradiso) e un board parecchio migliore dell’oppo, come potete vedere nell’immagine qui sotto. A Bursavich non resta che usare Velo dell’Estate come cantrip a fine turno di Pozzo per cercare risposte ai mostri volanti dell’avversario.

Qui obbiettivamente il mazzo aiuta Bursavich, che nel turno successivo gioca Vraska, Regina Golgari e Stretta Venefica per uccidere entrambi i Krasis di Pozzo: ed ecco che di colpo Bursavich può ripetere la carica di alci da 9 del turno precedente, e questa volta Pozzo è costretto a chumpare con un’Oca, andando a 2 punti vita. Poi è Pozzo a pescare bene, topdeckando un altro Lupo Cattivo e avendo mana a sufficienza per giocare entrambi i Lupi nella sua mano. A questo punto Pozzo avrebbe molte linee di gioco possibili: la più sicura consiste nel giocare solo un Lupo, farlo combattere con un Alce sacrificando un Cibo (dunque il Lupo sopravvive ma viene tappato), poi giocare Druida del Paradiso e tenere il Lupo 5/5 già in gioco in difesa, in modo da avere tre bloccanti contro i due attaccanti di Bursavich (tre, nel caso topdeckasse Nissa, Che Scuote il Mondo) e la possibilità di fare Cibo con l’Oca. Questa tattica ha però il difetto di consentire a Bursavich, che in questo momento non ha carte in mano, almeno una pescata addizionale con la +1 di Vraska.

Il problema interessante è che qui tutte le strategie con cui Pozzo potrebbe uccidere Vraska lo esporrebbero a una sconfitta immediata, qualora Bursavich pescasse una rimozione o Nissa. Se Pozzo gioca come si è detto, ma sceglie invece di attaccare Vraska con il Lupo 5/5, ciò nega una pescata a Bursavich e lascia Druida e Oca in parata contro i due Alci di Bursavich, con la possibilità di fare un Cibo ma senza il mana per mangiarlo – il che renderebbe gli Alci letali, in caso di rimozione dal topdeck o con l’aggiunta di una terra animata 3/3 rapida. Se invece Pozzo gioca anche il secondo Lupo, lo usa per tradare con un Alce e poi attacca Vraska con il Lupo 5/5 (la linea di gioco che ha in effetti scelto durante il torneo), in parata resta solo Oca, senza la possibilità di fare Cibo: dunque l’Alce solitario di Bursavich diventa anche in questo caso letale, se questi dovesse pescare una rimozione o Nissa. Insomma, Pozzo deve decidere se sopportare Vraska per un turno oppure ucciderla, correndo però il rischio di morire da rimozione o da Nissa.

Pozzo sceglie di rischiare e nell’immediato gli va bene: Bursavich pesca Castello di Vantressa dalla cima del mazzo, lo mette in gioco e passa, di nuovo senza carte e con un misero Alce contro doppio Lupo Cattivo, Oca e tre carte in mano per Pozzo. Che sia la fine della rimonta per il giocatore statunitense? Sembrerebbe proprio di sì: Pozzo pesca C’Era una Volta, con cui trova un’altra Oca; prudentemente attacca solo col Lupo 5/5, mandando Bursavich a 13, e passa il turno con un board ancora una volta dominante – due Lupi, una Druida del Paradiso, un’Oca e un Cibo, contro il povero Alce di Bursavich. Questi però profetizza due con Castello di Vantressa a fine turno, il che lo aiuta a trovare un Krasis dalla cima del mazzo: la bestia idra medusa viene lanciata con X = 6, il che permette a Bursavich di tornare a 16 vite e pescare tre nuove carte. Ora Pozzo è a 2 punti vita e si trova di fronte un 6/6 volante con travolgere, quindi deve sacrificare il suo Cibo per guadagnare vite: il topdeck gli offre un Oko, il quale in questo caso è costretto a trasformare il travolgente 6/6 volante di Bursavich in un simpatico Alce 9/9 gusto vaniglia, fare un Cibo con l’Oca e lasciare tutte le sue creature in difesa. Poi tocca a Bursavich, il quale, dopo avere giocato terra, ha in mano Oca, Vraska e un altro Krasis: potrebbe giocare Vraska per eliminare Oko, poi calare la propria Oca e passare, ma invece decide di fare un altro Krasis 6/6. Bursavich è ben consapevole che anche questo diventerà un Alce 9/9 (cosa che infatti puntualmente avviene al turno successivo), ma finché la vita costringe l’oppo è regalare 3 punti di danno in più alle nostre creature, anziché mettere Alci dal suo lato del campo di battaglia, e intanto noi peschiamo carte e guadagniamo vite, ci possiamo stare!

Vraska si unisce comunque alla festa al turno successivo e fa subito fuori Oko, così che il terzo Krasis di Bursavich sarà un 8/8 e non potrà essere “alcificato” da Pozzo: questi cerca di riprendersi con una Nissa dalla cima del mazzo, ma ormai il vantaggio di Bursavich è diventato abissale e Pozzo concederà pochi turni dopo – salvo poi vincere la partita successiva e approdare in semifinale, dove verrà sconfitto da Paulo Vitor Damo da Rosa.

Seguendo gli intricati ribaltamenti di questa partita, si è tentati di concentrarsi sulle giocate roboanti tipiche di questo mazzo: i Krasis enormi in sequenza, le assurdità consentite dai planeswalker (soprattutto Oko e Nissa), e la doppia rimozione nello stesso turno per Bursavich, cruciale nel rimetterlo in partita. Ma nulla di tutto questo sarebbe stato sufficiente, senza la scelta decisiva e solo in apparenza “disperata” di attaccare con tre Alci, in un momento in cui la vittoria sembrava solo un miraggio. Scegliendo il modo migliore di approcciare la partita in una posizione difficile, Bursavich si è messo in condizione di sfruttare al meglio le buone pescate che il suo mazzo gli ha offerto nei turni successivi. Immaginate come si sarebbe evoluta la situazione se Bursavich avesse invece deciso di tenere gli Alci in parata per proteggere il suo Oko: senza nessuna pressione sui propri punti vita, Pozzo sarebbe stato in grado di consolidare il vantaggio che aveva in quella fase del gioco, probabilmente riuscendo a vincere la partita senza grossi problemi – il che era ciò che molti si aspettavano in quel momento.

La morale di questa storia è che attaccare i punti vita dell’oppo serve non solo a vincere la partita, ma anche a evitare di perderla: il Krasis 8/8 dell’avversario sarà pure molto meglio di un paio di Alci 3/3, ma se noi siamo a 9 punti vita e l’avversario invece è a 4 senza altre creature in gioco, il Krasis è costretto a starsene a casa a fare la maglia. All’occorrenza, bisogna saper vincere le partite con creature più brutte dei mostri dell’avversario!

Rischi sbagliati andati a buon fine: quando il gioco non vale la candela

Fortunatamente non soffro di “invidia del pro”, quindi non ho remore a dichiarare che Paulo Vitor Damo da Rosa, con le sue varie dozzine di top otto fra Grand Prix e Pro Tour, di questo gioco sicuramente capisce parecchio di più del sottoscritto. Detto questo, anche i campioni talvolta inciampano, e studiare le loro scelte (giuste o sbagliate che siano) è un buon modo per migliorare le nostre. Lasciate allora che vi racconti di come il buon PV, proprio nella semifinale contro Pozzo alla MC6, abbia fatto una scelta strategica azzardata, la quale per sua fortuna non è stata punita – anzi, in ultima analisi si è rivolta a suo vantaggio. Ma proprio questo è l’aspetto interessante della storia: il fatto che gli sia andata bene non rende affatto giusta la sua giocata, cosa che lo stesso PV ha ammesso nell’intervista immediatamente successiva al match.

Ecco dunque la storia: PV e Pozzo, entrambi con due versioni leggermente diverse di Simic Food, sono alla quinta partita della semifinale, quella in cui si giocano la qualificazione, e PV è costretto a mulligare a 5 on the play – ahia! Decide di tenere una mano con Isola, Foresta, Oca d’Oro, Druida del Paradiso e Lupo Cattivo, mettendo in fondo C’Era una Volta e una seconda Isola: niente male, ma comunque partire in pesante svantaggio carte on the play è roba da brividi, soprattutto in un match post sideboard, in cui l’Oca di PV potrebbe essere fatta allo spiedo da un Fiociniere Kraul già al turno 2. Il che in effetti puntualmente avviene, lasciando PV con un board misero e Pozzo con una mano da sogno: Oko, Lupo, Krasis, due altre terre oltre alle due in gioco, un C’Era una Volta se servisse altro mana o altre creature, e una Contesa Mistica per neutralizzare una magia cruciale di PV. Insomma, la situazione sembra disperata, e la barra del vantaggio pende fortemente verso Pozzo fin dai primissimi turni.

Senonché PV pesca una carta chiave per il mirror, ovvero la monocopia di Gadwick, il Rugoso uscita dal suo sideboard: evocarlo con un valore di X sufficientemente alto consentirebbe a PV di recuperare l’enorme svantaggio carte iniziali. Gadwick resta nella mano di PV per alcuni turni, che gli servono per sviluppare il mana necessario a usarlo efficacemente: con una buona dose di fortuna, PV topdecka Nissa nel momento perfetto, ovvero in un turno in cui Pozzo, per castare Oko, aveva lasciato solo un mana blu open per Contesa Mistica, e dunque non può neutralizzare il planeswalker. PV usa Nissa per animare un’Isola, che attacca Oko mandandolo a 3: fin qui, business as usual per questi mazzi. Pozzo risponde trasformando un Cibo in Alce col suo Oko e attaccando Nissa: PV naturalmente non intende perdere una fonte blu e lascia che Nissa vada a 3, dopodiché Pozzo gioca un Lupo Cattivo, che si mangia una delle due Druide del Paradiso di PV.

A questo punto, per chi segue la partita e conosce la mano di PV, il turno seguente sembrerebbe già scritto: PV non pesca una quarta terra, quindi tutti si aspettano che tappi la sua unica Foresta per 2 mana, la stappi con Nissa e la ritappi per altri 2 mana verdi, poi tappi le Isole e la Druida per 3 blu e casti Gadwik con X = 4, in un momento in cui Pozzo è tapped out. Invece PV decide di attaccare Oko con l’Isola 3/3 animata il turno prima da Nissa: considerato che Pozzo ha un Lupo Cattivo in difesa con cui tradare e che Oko è a 4, l’attacco non offre grandi benefici, perché non elimina comunque il planeswalker avversario, e in caso di blocco PV perderebbe 2 preziosi mana sul cast di Gadwick, quindi 2 carte e una terra animata in meno. Insomma, un trade molto svantaggioso per PV. Infatti i commentatori esplodono in esclamazioni di stupore, anche se fanno casino e dapprima non si accorgono che PV manterrebbe comunque la possibilità di castare Gadwick (animando e stappando l’altra Isola post combat, PV con la Druida avrebbe comunque triplo blu), pescando però due carte in meno e rimanendo con solo due terre in gioco.

Ancora una volta, la fortuna aiuta PV: Pozzo decide di non tradare, visto che Oko comunque non muore, dunque PV riesce sia ad attaccare il planeswalker avversario, sia a castare Gadwick per il massimo vantaggio. Ma basta il fatto di averla fatta franca per giustificare la sua giocata? Niente affatto, e per convincersene basta analizzare i payoff (cioè le conseguenze in termini di benefici e costi) delle varie possibili opzioni, qui particolarmente facili da descrivere perché Pozzo era tapped out e quindi non poteva interagire durante il turno di PV.

Opzione A: PV non attacca, casta Gadwick pescando 4 carte, finisce il turno con 3 terre (tutte tappate) di cui due animate e Nissa a 4, mentre Pozzo ha Oko a 4, un Lupo Cattivo e un Alce.

Opzione B: PV attacca e Pozzo blocca, quindi PV casta Gadwick pescando 2 carte, finisce il turno con 2 terre (tutte tappate) di cui una animata e Nissa a 4, mentre Pozzo ha Oko a 4 e un Alce.

Opzione C: PV attacca e Pozzo non blocca, quindi PV casta Gadwick pescando 4 carte, finisce il turno con 3 terre (tutte tappate) di cui due animate e Nissa a 4, mentre Pozzo ha Oko a 4, un Lupo Cattivo e un Alce.

Non attaccare significa non dare nessun controllo all’avversario sull’esito del turno di PV, mentre nel momento in cui si attacca si aprono due scenari e quello in cui PV finirà dipende da Pozzo. Senonché lo scenario C è solo leggermente migliore di A (l’unica differenza sono 3 segnalini fedeltà in meno su Oko, che in questa situazione sono abbastanza marginali), mentre lo scenario B è terribilmente peggiore di A dal punto di vista di PV. Confrontandoli, ci si rende subito conto che, passando da A a B, PV sta scambiando il Lupo Cattivo di Pozzo con 2 carte in meno in mano e una terra in meno sul campo: un trade orrendo, soprattutto dopo avere cominciato la partita in forte svantaggio carte!

Ora, molti ottimi giocatori vi diranno, giustamente, che la vostra propensione al rischio dev’essere maggiore proprio quando vi trovate in svantaggio, perché senza prendervi dei rischi perdereste comunque la partita, quindi tanto vale buttarsi in giocate aggressive. Ma c’è rischio e rischio, e in questo caso il potenziale beneficio (3 segnalini in meno su un Oko ancora attivo) non è affatto comparabile all’eventuale svantaggio (un 3-per-1 a proprio danno). Di tutto questo PV si è reso conto subito dopo avere dichiarato l’attacco: intervistato in merito da Tim Willoughby a fine partita, ha francamente ammesso (mia traduzione) “Non so se sia stata una buona giocata… sono felice che mi sia andata bene, ma appena ho attaccato mi sono pentito di averlo fatto!”.

La storia la fanno i vincitori e in questo caso PV alla fine ha avuto la meglio su Pozzo, salvo poi perdere in finale contro Ondřej Stráský: ciò non toglie che quella giocata sia stata un errore. Nel complesso, non c’è dubbio che l’attacco di PV lo abbia esposto a un rischio eccessivo: anche considerando il fatto che in quel momento si trovava in posizione di svantaggio e doveva recuperare, con entrambi i giocatori a punti vita pieni e il board ancora abbastanza sgombro la risorsa più importante per PV erano le carte in mano e il mana necessario a usarle (esattamente le due risorse che il suo attacco rischiava di compromettere), non la fedeltà di Oko o la presenza di un Lupo Cattivo.

La storia è interessante perché contiene una triplice morale. Primo, va bene rischiare per recuperare una situazione di svantaggio, ma solo se il gioco vale la candela – cosa che qui non era. Secondo, a volte la giocata più semplice è anche la migliore, mentre voler cercare il virtuosismo a tutti i costi, ad esempio mettendo l’avversario in condizione di sbagliare (retrospettivamente, si potrebbe considerare la scelta di Pozzo di non bloccare sbagliata), non è necessariamente l’opzione ideale. Terzo, averla scampata non migliora la bontà di una scelta, così come essere puniti da un topdeck perfetto dell’oppo non invalida una strategia giusta: valutare la qualità di una giocata di Magic è affare complesso, e non basta il senno di poi a chiudere la questione.