Rorschach

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L’america, gli eroi, le icone

Stati Uniti d’America, oggi. Durante un comizio elettorale viene impedito un attentato ai danni del presidente Robert Redford: il terrorista indossava un costume da Rorschach made in China. Tom King colpisce ancora con una storia investigativa ambientata nello stesso 2019 ucronico della serie TV di Watchmen.

Nell’autunno del 2019 su questo stesso sito abbiamo fatto una previsione: la serie HBO Watchmen, firmata da Lindelof, non solo sarebbe stata bella, ma lo sarebbe stata perché profondamente attuale e radicata nell’attualità, per quanto ambientata in un’ucronia ancor più divergente dalla realtà di quanto non lo fosse l’opera di Alan Moore – giustamente. Inaspettatamente, per quanto questi possano essere tempi bui, la previsione si avverò. Watchmen soddisfò le aspettative, arrivando a dei picchi qualitativi da pantheon delle serie TV, nonostante qualche passaggio molto meno all’altezza. Diversi episodi ci fecero gridare al miracolo.

[nota: “radicata nell’attualità” non significa che sia destinata all’obsolescenza, ma che è scritta in modo consapevole e critico con uno sguardo moderno e inserito nel proprio tempo, seppur in grado di affrontare anche temi ancestrali e puramente filosofici]

Lindelof il Controverso ce l’aveva fatta, cogliendo il vero senso dell’opera di Moore – checché ne dica il nostro fumettista anarchico e pazzo preferito – e riuscendo laddove altre opere derivative, come Before Watchmen e il film di Zack Snyder, avevano fallito: sfruttare non tanto il fascino intrinseco e formale dell’ucronia, quanto piuttosto le opportunità narrative offerte per raccontare il nostro presente con uno sguardo politico, duro e pieno di interrogativi destinati a rimanere privi di una risposta univoca.E ora, dopo il cambio di media, Watchmen torna al fumetto. L’universo narrativo è esattamente lo stesso creato da Alan Moore ed espanso da Lindelof, ed è stato affidato alle mani di uno degli sceneggiatori – se non lo sceneggiatore – americano mainstream più fico degli ultimi anni: Tom King.

King è bravo, riesce a mettere in piedi più livelli di lettura – di per sé una caratteristica imprescindibile del Watchmen di Moore – e con una scrittura popolare, per un pubblico di massa, ma che parte da basi colte. Soprattutto, King è bravo a lavorare con i temi e a offrirci chiavi di lettura effettivamente politiche, nel senso migliore – e più filosofico – del termine. La serie TV, oltre a regalarci la meravigliosa lore – di cui si è parlato fin troppo poco – che vede Robert Redford come il presidente degli Stati Uniti più longevo della storia, è disseminata di interessanti spunti che King ha subito colto.Rorschach, grazie alla pubblicazione postuma dei suoi diari (suggerita dal finale di Moore), è divenuto un’icona per molti americani. In particolare, molti americani dell’alt right, la destra estrema americana, bianchi complottisti che rivendicano il diritto alla giustizia fai da te, ben distanti dalla destra reaganiana reazionaria che interviene sulla vita degli americani. Un po’ come il Batman di Miller de Il Ritorno del Cavaliere Oscuro, ma esplicitamente psicopatico, antisociale e negativo.

Va notato come, curiosamente, Rorschach (che, va detto, è un personaggio fichissimo ed estremamente accattivante) sia divenuto quel tipo di icona anche nel mondo reale, principalmente a causa di nerd che lo idolatrano fermandosi all’estetizzazione di Snyder e a un appiattimento del concetto di “antieroe”, una parola sempre più svuotata di significato. Del resto, se Miller mette molto di sé nei propri protagonisti, riuscendo sempre a farci empatizzare per loro e trasmetterci emozioni e sensazioni umane, Moore è bravissimo nel creare personaggi iconici da cui prende totalmente le distanze, dimostrando uno spessore invidiabile e difficilmente replicabile. Zack Snyder di pregi ne ha, ma sicuramente non è neanche tra i primi 1230 registi più adatti a trasporre la visione di Moore.

In fin dei conti, va detto, il fumetto di King non poteva uscire in un periodo migliore, subito dopo un’azione senza precedenti come l’assalto al Campidoglio degli U.S.A., il cui simbolo è un uomo con un vestito da bufalo. Un’icona, appunto, che è destinata ad avere degli emuli. Una maschera dietro la quale si potrebbe celare un uomo qualunque – che condivida quei valori, chiaramente.E Rorschach, appunto, è quello. Non è più un singolo uomo, è un simbolo, una risposta semplice a dei problemi complessi, una maschera. Comprata da un negozio che vende costumi made in China, come specificato da un detective in Rorschach di Tom King. Dietro quella maschera si nasconde un’insieme di disagi e di errori generati dalla società moderna ma legati a doppio filo con una Storia ingombrante.

Tom King ci pone davanti a una detective story in cui si ha la sensazione di trovarsi davanti alla punta di un iceberg di intrighi e di faccende di cui non vorremmo sapere niente. Il tutto in un mondo fantapolitico che appare coerente, convincente e profondo, mai imposto e raccontato con forza ma sempre suggerito in maniera naturale, come se il lettore ideale della storia vivesse in quell’universo narrativo. L’approccio realistico da detective story è accentuato dai disegni di Jorge Fornés – che per alcune location sembra appoggiarsi a foto reali, ottenendo un risultato armonico e impeccabile – e dai colori di Dave Stewart. Il livello di sintesi nell’inchiostrazione e nei colori è invidiabile, tipica del genere e sempre efficace e affascinante. La disposizione delle vignette, mai estrosa e dall’impostazione piuttosto classica, in alcuni passaggi arriva a citare esplicitamente le tavole – del Watchmen originale – di Dave Gibbons. Sì, proprio le tavole da dodici vignette. E sì, si vede che non sono citazioni casuali, ma figlie di ragionamenti di Tom King.

Per quanto sia un episodio di presentazione – neanche troppo affollato di informazioni e di eventi – se ne potrebbe parlare per ore. Sia dal punto di vista visivo sia nella scrittura appare semplice, sintetico, immediato, nascondendo una ricerca e una profondità che non appesantiscono e non risultano pretenziosi. Tutto è immediato, tutto scorre con piacere, tutto è qualità.

Anche questa volta ci azzardiamo a fare la stessa previsione: Rorschach non solo sarà bella, ma lo sarà soprattutto perché profondamente radicata nell’attualità. E già dal primo capitolo ci sono diversi morti ammazzati e diverse dosi di botte.

Da leggere. O Rorschach vi mena. Perché non è personaggio di fantasia, ma è una maschera che può essere indossata concretamente da chiunque. E sarebbe quel chiunque, con quella maschera, a menarvi. Noi, che siamo tutti gracili e pacifici, ci siamo premuniti e l’abbiamo letto.

Recensione di Simone Ishvard Leonetti

• Trentacinque anni dopo che Ozymandias ha ucciso mezza New York con il suo folle piano, la figura di Rorschach è un’icona culturale che continua a dividere.

• Qual è allora il significato del suo ritorno come killer nel tentato assassinio del presidente Redford?

• Tom King e Jorge Fornés nella loro nuova, attesissima collaborazione dopo Batman!

• Una miniserie basata sia sul bestseller di Alan Moore e Dave Gibbons che sul serial TV di Damon Lindelof!
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