Sea of Stars

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Dramma, scimmie e delfini siderali

Un camionista decide di portare il figlio sul posto di lavoro. Nello spazio. Un tragico incidente interrompe il loro noioso trasbordo, dividendoli e ponendo anni e anni luce tra loro.  Un’avventura classica, tra mostri, sette tribali, poteri arcani, sopravvivenza, ricerca e viaggi lunghi in luoghi esotici. Però nello spazio. Il primo volume della promettente serie di Jason Aaron, Dennis Hallum e Stephen Green appassiona e diverte con un approccio moderno ma guardando al passato.

Non è certo la prima volta che in questo sito si parla di Jason Aaron. Sarebbe strano il contrario: tra alti e bassi, lo sceneggiatore più affabile dell’Alabama è un nome decisamente presente nel fumetto americano degli ultimi anni. Al di là di Scalped e del notevole Southern Bastards (accompagnato dai disegni nervosi e spezzati di Jason Latour), è stato il responsabile dei primi cicli fumettistici del nuovo canone di Star Wars nonché l’autore del rilancio di Doctor Strange di qualche anno fa (con i disegni clamorosi di Chris Bachalo) e di altri svariati fumetti Marvel, come l’evento Record of Ragnarok. Non possiamo nasconderlo: nonostante nelle opere più personali ricorra a uno stile ben diverso, Aaron si trova perfettamente a suo agio con i dialoghi in stile Marvel del nuovo millennio (un po’ alla Straczynski): dialoghi con battute incalzanti, botta e risposta, molti balloon di piccole dimensioni nella stessa vignetta. Può piacere o non piacere, ma è efficace, cattura l’attenzione e, va detto, ha influenzato il nostro stesso modo di immaginare un dialogo (fumettistico, certo, ma talvolta anche nel mondo reale).Ebbene, l’approccio che riscontriamo in Sea of Stars, serie scritta a quattro mani da Aaron e Denis “Hopeless” Hallum (autore dal pedigree Marvel), è proprio questo. Nel senso buono, anzi, nel migliore dei sensi possibili.

Sea of Stars ha tutto il flavour di un fumetto Marvel. Fresco e divertente, ma senza dimenticare il dramma e la tensione. La stessa ambientazione fantascientifica ricorda il cosmo Marvel, colorato, ricco di vita e smisurato (nonostante poi ci si reincontri più facilmente che nel centro di Viterbo, un po’ come in Star Wars), con un tocco dell’immaginario visivo di Moebius e di Métal Hurlant in generale. Più qualche suggestione di No Man’s Sky, Moby Dick e di Apokalypto. Sì, anche Apokalypto.
Perché questa potrebbe essere un’avventura esotica in stile Salgari, che riesce ad aggirare gli obsoleti stereotipi su civiltà antiche e pericolose ambientando il tutto in universo di fantasia.

La trama di per sé non è particolarmente innovativa, anzi, l’autore si rifà a topoi classici, riuscendo a coinvolgere emotivamente il lettore con il supporto dello stile di scrittura su citato. Come spesso capita con gli autori che approcciano alla narrativa popolare in maniera consapevole, è il come, a prevalere sul cosa.
Parte del come sta nell’immagine: i disegni di Stephen Green si sposano perfettamente con i toni scanzonati della scrittura, con dei character design sempre azzeccati, coerenti e memorabili (è evidente che tra i due autori ci sia una base di riferimenti visivi comune e studiata a lungo). Stesso discorso vale per i colori di Rico Renzi, prevalentemente a tinte piatte, con rare e impercettibili sfumature a blocchi e con leggeri effetti pittorici (sfruttati in particolare al posto di un più realistico nero per caratterizzare lo spazio profondo in modo armonico rispetto al mood generale della storia) che si sposano alla perfezione con alcuni pennelli asciutti delle chine di Green. Perché siamo nel 2021, e dobbiamo smetterla con fumetti dalle colorazioni con eccessi di sfumature.
Il tutto incorniciato in gabbie perfettamente ordinate (un plauso allo spessore del bordo delle vignette, sembra roba da poco ma aiuta molto la lettura nelle scene di maggiore confusione), con qualche rottura che, in questo contesto, risulta ancora più enfatizzata.

Il primo volume di un’avventura classica, ricca di viaggi verso l’ignoto, di rapporto padre-figlio, poteri incomprensibili, nemici misteriosi e comprimari buffi e memorabili, raccontata in maniera moderna (o comunque in linea con il miglior fumetto americano mainstream di oggi). Vale la pena leggerla e lasciarsi trascinare da autori di esperienza – ma relativamente giovani – che, per primi, si sono divertiti nella realizzazione. O almeno, se non si sono realmente divertiti, sono riusciti a creare questa bellissima illusione.

Afferriamo un arpione da baleniera, indossiamo la tuta da astronauta e prepariamoci al lancio. Facendo attenzione a non svenire: nello spazio profondo, in un attimo di distrazione, una scimmia parlante con le corna potrebbe crederci morti e mangiarci. E nessuno potrebbe sentirci urlare.

Recensione di Andrea Fasano

Quello di camionista spaziale potrebbe sembrare un lavoro fighissimo, ma in realtà è spesso fin troppo noioso. Per questo, Gil pensa che sia sicuro farsi accompagnare in un viaggio dal figlio Kadyn. Un incredibile incidente, però, distrugge il loro mezzo, e i due vengono separati. E così, mentre Gil deve affrontare mille pericoli per sopravvivere e ritrovare il figlio, Kadyn stringe amicizia con una scimmia e un delfino spaziale. Dal genio di Jason Aaron (Scalped, The Goddamned) e di Dennis “Hopeless” Hallum (Avengers Arena), il primo capitolo di un’imperdibile saga fantascientifica per lettori di tutte le età.