Spider-man Nell’anno del multiverso

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Il 10 luglio esce Spider-man: Far From Home, ultimo film della fase tre del Marvel Cinematic Universe. In seguito ai tragici eventi di Avengers – Endgame, verrà introdotto anche qui un concetto piuttosto familiare ai lettori Marvel: il multiverso.

Ma quanti universi ragneschi abbiamo esplorato nel corso del 2019?

Tra capolavori d’animazione, la nuova testata di Miles Morales e un nuovo volume autoconclusivo di Spider-Man ad opera di J.J. Abrams e figlio è giusto fare ordine nell’universo del nostro amichevole spider man di quartiere. Facciamoci un’arrampicata nel ragnoverso!

 

Questo è davvero l’anno del multiverso ragnesco.

Nel 2018 Spider-man è sparito nel nulla con uno schiocco di dita. Poi, in un altro universo, è riapparso un nuovo Peter Parker sotto forma di videogioco. Ma questo era solo l’inizio.

Tutto è cominciato negli ultimi giorni dello scorso anno, con l’uscita nei cinema di Spider-man: Into the Spider-verse, il vincitore dell’Oscar all’animazione. Un capolavoro che ha deciso di giocare su un terreno scivoloso, rinunciando a soluzioni banali, già viste e rassicuranti per tutte le fasce di pubblico, sviluppando invece una storia incentrata sul concetto di multiverso, poco intuitivo, potenzialmente artificioso e mai apparso sul grande schermo. Come è andata? Sorpresa: è piaciuto a tutti! Al grande pubblico, allo spettatore casuale, ai fan, ai critici. Il rischio ha pagato, finendo per offrire al mondo un prodotto fresco, in particolare a livello visivo.

Il protagonista di quel film ad alto budget è Miles Morales, lo Spider-man nero ignorato dai più, odiato dai suprematisti bianchi e dai fan più conservatori. Un personaggio nato dalla penna di Brian Michael Bendis e dalla matita di Sara Pichelli, l’erede di Peter Parker nell’universo Ultimate, apparso anche pochi mesi prima nel videogioco Marvel’s Spider-man, in un ruolo secondario.

[Nota a margine: ha lasciato un po’ l’amaro in bocca vedere come la Pichelli, acclamata da tutto il mondo, in occasione della vittoria di Into The Spider-verse, sia stata invitata in televisione per una comparsata di due minuti e mezzo, in cui non è stato neanche chiarito il suo ruolo rispetto al film. Il fumetto è stato sdoganato negli ambienti di cultura, sì, ma c’è ancora tanta strada da fare]

 

Dopo lo straordinario rilancio di un personaggio relativamente poco noto, dal 22 agosto arriverà in Italia la nuova testata bimestrale dedicata a Miles Morales, ambientata nel classico universo Marvel Terra-616. E già ci siamo innamorati di alcune copertine americane. Quel ragazzo, invece, lo amiamo da molto più tempo, e ha tutte le caratteristiche per essere Spider-man. Perché lui È Spider-man, o almeno uno dei tanti. A raccontare i suoi tormenti giovanili troveremo Saladin Ahmed alla sceneggiatura e Javier Garrón ai disegni.

Ma anche per Peter Parker ci saranno delle novità: il 18 settembre negli Stati Uniti sarà pubblicata una storia di Spider-man disegnata da Sara Pichelli e scritta da J.J. Abrams e dal giovanissimo figlio esordiente, Henry. Già circolano le chine di alcune tavole e, come ci aspettavamo, visivamente sono meravigliose. Riguardo la trama, invece, sappiamo ben poco: innanzitutto, la presenza di un nuovo villain, il folle Cadaverous. Una storia scritta da due fan. Non sempre un buon punto di partenza, ma vogliamo aspettarci il meglio da una collaborazione di nomi così altisonanti.

Purtroppo, l’entusiasmo della notizia di questa pubblicazione è stato leggermente smorzato dal precedente rumour secondo il quale il misterioso progetto che stava per essere annunciato fosse una trasposizione a fumetti dal mai girato (e tanto atteso) Spider-man 4 di Sam Raimi (del quale girano da tempo alcuni storyboard, sul web).

 

Intanto, tornando indietro di alcuni universi narrativi, quest’anno Spider-man è rinato in Avengers – Endgame e ora, il 10 luglio, esce Spider-man: Far From Home, il secondo film in solitaria della versione dell’arrampicamuri del Marvel Cinematic Universe. Malgrado l’idea di una vacanza di Peter Parker e dei suoi amici in Europa potesse apparire poco convincente nei primi trailer [ci saranno particolari avventure per Ned a Berlino?], dando uno sguardo ai materiali diffusi dalla produzione sembra promettere sempre meglio. Del cast, invece, non abbiamo mai dubitato, con un bravissimo Tom Holland che si è mostrato sempre perfettamente in parte, e un Jake Gyllenhaal – nei panni di Mysterio – che sappiamo per certo che ci piacerà. Per quest’ultimo speriamo in una scrittura del personaggio almeno all’altezza dell’avvoltoio di Michael Keaton in Spider-man: Homecoming, uno dei pochi esempi di villain convincente in un film Marvel.

In Far From Home, non a caso definito come l’ultimo della fase tre del MCU, saranno mostrate le conseguenze del “blip” (così sarà chiamato dai personaggi di questa pellicola) di Thanos. La nostra realtà è stata squarciata, e lì fuori c’è un multiverso. Un altro.

Anche qui è interessante vedere come in Homecoming Peter Parker crescesse di pari passo sia come eroe sia come ragazzo. Peter è un adolescente plausibile e calato nei nostri tempi (anche con grandi cambiamenti rispetto alle storie che abbiamo amato nel corso dei decenni), e non un nerd anni 60 riaggiornato. Perché il punto è questo: il ragazzo che si nasconde dietro quella maschera non è un personaggio statico, con caratteristiche a compartimenti stagni, non è una maschera della commedia dell’arte come Batman e non è un personaggio perennemente tormentato come Matt Murdock. Peter, così come Miles Morales, è un ragazzo. E, proprio per questo, un personaggio pieno di contraddizioni e specchio del suo tempo, anche nel suo anticonformismo.

La Marvel ha fin da subito deciso di trattare Spider-man in modo diverso, glissando sulla backstory e sui fatti che lo hanno fisicamente reso in grado di sollevare un’auto, ma mostrandoci comunque un personaggio in divenire, che non è ancora così esageratamente ossessionato dalle proprie responsabilità e che ancora non si rende conto dell’effettiva portata dei propri poteri – anche il senso di ragno è stato mostrato pochissimo, come se Peter ancora non si rendesse conto di cosa si tratti, proprio come nelle prime storie a fumetti.

Fino a Homecoming era l’eroe che voleva entrare in un mondo più grande di lui, mentre in questo film inizia a mostrarsi riluttante, seppellito dalle responsabilità e dal senso di colpa, e incapace di conciliare la propria vita da adolescente con quella del salvatore del pianeta. Tony Stark sembra aver sostituito lo zio Ben, ma questo rientra tra i cambiamenti che contano più nella forma che nella sostanza. Gli amici (e questo Ned Leeds è uguale al compagno di stanza di Miles Morales), zia May… è tutto diverso da quello che abbiamo sempre conosciuto nei fumetti, eppure, andando al cuore delle conseguenze emotive delle interazioni tra il protagonista e i vari comprimari, ci troviamo proprio davanti a Peter. Perché è un film su Spider-man, non su Flash Thompson, e tutto deve essere funzionale alla crescita e alla definizione del carattere dell’eroico ragazzo.

Perché a contare è lui, il ragazzo destinato a essere Spider-man, e i tormenti e le gioie che vive ogni giorno.

Un personaggio i cui principali conflitti sono tutti riconducibili al quotidiano. Più che empatizzare con Spider-man, tu, lettore, sei Spider-man. Anche nei momenti in cui il personaggio fa cose che reputi stupide o in contrasto con ciò in cui credi. Anzi, soprattutto in quei momenti. Un ragazzo al tempo stesso riflessivo e impulsivo, tormentato ed entusiasta. Eppure il suo carattere, per quanto pieno di sfumature e contrasti, è ben definito. Tutti possiamo immaginare come Spider-man si comporterebbe in una determinata circostanza. Sappiamo cosa farebbe Peter Parker, ma anche Miles Morales.

E, che si parli di un Peter Parker adolescente, di un giovanissimo Miles Morales, di un Peter Parker belloccio o con la pancia da birra, ci piace pensare che rimarrà sempre il nostro amichevole Spider-man di quartiere.

 

Spider-man far from home, da domani al cinema … da oggi stesso in fumetteria!