Tao Long – Recensione

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Fin dall’alba dei tempi il destino dell’umanità è stato influenzato da Tianlong e Dilong, i due dragoni di cielo e terra. Un’altra era si è conclusa e i due tornano ancora una volta a combattersi per decidere chi di loro ci guiderà per i prossimi cento anni.

Tao Long, ideato da Dox Lucchin e Pedro Latro, è un astratto per 2 giocatori, dove questi prendono il ruolo di due dragoni nel loro eterno confronto a suon di fiamme e morsi.

La partita si svolge su due tabelloni adiacenti: la Plancia dell’Umanità, ovvero l’area di gioco dove manovreremo i due draghi, e la Plancia del Bagua, dove i giocatori sceglieranno le mosse a loro disposizione. La partita andrà avanti fino a che uno dei due draghi avrà perso i tre segmenti che compongono il corpo, decretando così la vittoria dell’avversario.

Mentre i movimenti in sé non hanno nulla di speciale (continuo infatti a descrivere il gioco in poche parole come “Snake 1 vs 1 ma con i draghi sputafuoco”), la vera chicca risiede nella Plancia del Bagua, ovvero nel metodo di selezione delle azioni.
Vi sono 8 caselle disposte in cerchio, ciascuna corrispondente ad un movimento, e 8 “pietre” distribuite su di esse. Il giocatore prende tutte le pietre da una casella e le distribuisce una per spazio su quelli successivi (simile al meccanismo del Mancala, più familiare a chi aveva un vecchio Nokia con il nome di “Bantumi”) e una volta posizionata l’ultima pietra compie l’azione corrispondente a quella casella.

Ciò porta al gioco una fantastica componente strategica, dove ci si ritrova costantemente a valutare quali azioni renderemo disponibili all’avversario con la nostra mossa.

La rigiocabilità inoltre è altissima, con un tabellone completamente personalizzabile con ostacoli e portali e diversi scenari consigliati. Sono inoltre presenti delle varianti avanzate delle regole che fanno utilizzare la Plancia del Bagua in nuovi modi.

In conclusione posso dire di essere stato piacevolmente sorpreso da questo gioco, non solo per la qualità della componentistica e dell’estetica, ma anche per essere riuscito a proporre una meccanica così originale e gradevole.

Pensandoci a fondo però non riesco a togliermi dalla testa l’idea che i creatori abbiano avuto parecchio tempo da perdere con un 3310 in passato…

Dario Colasanti