The Old Guard

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Fuoco d’apertura

Andromaca di Scizia è la leader di un gruppo di guerrieri immortali – con qualche eccezione – che da millenni combattono intervenendo, armi spianate e scrupoli pochi, in maniera diretta eppure molto poco consapevole sulla storia dell’umanità.
Ma la miniserie di Greg Rucka e Leandro Fernandez regge il confronto con l’acclamatissimo adattamento Netflix?

The Old Guard, come dicevamo, segue le vicende di cinque combattenti, un misto di leggendari condottieri, mercenari e soldati per caso, che senza spiegazione, in vari punti della storia e delle loro esistenze, si scoprono immortali.
Come vedremo proseguendo nella lettura, c’è più di un segreto dietro questa apparente indistruttibilità, e i cinque protagonisti presentatici non paiono essere stati i soli, nella storia, a ricevere – o essere afflitti – da questo inspiegabile dono, che altrettanto inspiegabilmente, a un certo punto, pare poter avere termine.
Semplicemente, per loro sembrerebbe non essere ancora “arrivata l’ora”.
Comunque oltre a due eccezioni di numero, il cui passato ci viene rivelato all’interno di piacevoli quanto suggestivi flashback, il gruppo guidato da Andromaca è comunque ristretto e, quasi sempre, composto da individui tanto duri quanto tormentati: Joe e Nicky, nemici per nascita e coinvolti in qualcosa di più profondo di una semplice relazione; Booker, sarcastico quanto provato da perdite più profonde e tragiche di quanto lasci trasparire in superficie; infine Nile, l’ultima arrivata, che si unisce e scopre la storia del gruppo con gli stessi occhi e la stessa curiosità del lettore, ma che in determinazione non è seconda a nessuno.

Davanti a loro una storia d’intrigo, opportunismo e tradimento; un racconto action e di spionaggio, con meno figure grigie di quante ce ne aspetteremmo e un villain spietato quanto ricco cui, tra i muscoli tiratissimi e i tatuaggi improbabili, manca solo l’aggiunta della scritta “bad mother fucker” sulla fronte per essere etichettato come cattivo da prendere ad accettate sui denti a prima vista, e basta.

Insomma, grandiose le sparatorie e la violenza – qui mai gratuita, anzi ben retribuita – ma in The Old Guard c’è anche tanto di più.

Questa miniserie, prima di una promessa trilogia – di cui è già uscito in USA il secondo arco narrativo – pubblicata da Panini in un unico cartonato molto ben curato, è un gioiello che nasce nel 2017 dalla penna del vincitore Eisner Greg Rucka (LAZARUS, BLACK MAGICK), dalla matita dell’acclamatissimo Leandro Fernandez (THE DISCIPLINE, Deadpool, Punisher: MAX) e con i colori di Daniela Miwa, e che fortunatamente non è passato inosservato.


Il segno di Fernandez, più chiaro e facile da interpretare nelle sezioni di azione, più evocativo e tagliato da forti luci e pesanti volumi di nero nelle scene dove si parla di carattere e significato, è degno del maestro di sintesi e storytelling che dimostra di essere.

Il design dei personaggi e la loro stilizzazione, nonostante l’ambientazione moderna, rende tutti i protagonisti perfettamente distinti e caratterizzati già al primo sguardo, a partire dallo splendido profilo greco di Andromaca – volutamente un riferimento a certi volti squadrati dell’arte ellenica.

Rucka, poi, si prende del tempo per inserire e discutere di temi come il significato di un’esistenza sempiterna, per parlare dell’umanità in relazione ai rapporti, ai cari e alla memoria, ma non allunga il brodo e il ritmo della narrazione rimane sostenutissimo, alternando scene di pura adrenalina a dialoghi e rievocazioni che tratteggiano con grande efficacia il passato dei personaggi e delineano il loro carattere, con poche battute e immagini tanto essenziali quanto d’impatto.
I due autori – tre, includendo giustamente la colorista Miwa – riescono nel non facile compito di comporre un racconto non particolarmente intricato, ma anzi di grande impatto e gusto diretto, che si sofferma su argomenti complessi e delicati il tempo sufficiente per permettere di riprendere fiato e spiccare il volo verso la cruentissima sparatoria successiva.
Tutto questo in un mix di suggestioni antiche e scontri modernissimi che affascina e lascia, visivamente, il suo segno.

Adesso sfoderiamo le armi, è arrivato il momento: lo scontro finale tra originale e adattamento!

Partendo da una piccola, ma doverosa, premessa, il lungometraggio Netflix con Charlize Theron e Luca Marinelli segue più o meno pedissequamente le vicende della prima miniserie, The Old Guard – Fuoco d’apertura, che è la stessa proposta nel volume Panini e, diretto dalla regista Gina Prince-Bythewood, è stato adattato per il cinema dallo stesso Greg Rucka.
Ma, nonostante la penna sia la stessa, permane la sensazione che siano state compiute determinate scelte, forse in qualche caso imposte, per seguire le linee guida più consone per l’attuale produzione editoriale del colosso dello streaming.

Ma andiamo con ordine.

Indubbiamente, sotto tutti i punti di vista, l’originale fumettistico risulta più sintetico, diretto ed efficace.

Rispetto al “rivale”, le scene di romance e i dialoghi (spesso monologhi, in realtà) sono più brevi e concisi, arrivano molto più forti allo stomaco, e questo lascia spazio per approfondire un paio di storyline che nel prodotto Netflix sono state, tutto sommato, semplificate e banalizzate.
Evitando al massimo gli spoiler, è un peccato soprattutto aver perso (nell’adattamento) il personaggio di Achille (fidatevi, meno scontato di quello che pensereste leggendone il nome), e del suo rapporto con Andy (Andromaca)

In generale, quindi, la sensazione è che si perda un po’ della splendida dirompenza, della narrazione d’impatto e prepotente, che nel fumetto dettava magistralmente il ritmo del racconto.
La versione Netflix è un filmetto action gradevole ma, volendo citare Boris, dove tutto ci sembra un po’ “smarmellato”, realizzato un tanto al chilo.

E, come ci si potrebbe aspettare da una fictionizzazione telesiva – trattamento sotto cui è evidentemente passato anche questo film, nonostante non sia espressamente “televisivo” né poi molto italiano – nel lungometraggio sia certi dettagli di caratterizzazione (l’Andromaca fumettistica, per esempio, è molto più moderna e libertina della versione interpretata da Charlize Theron), sia le battute che tutto il linguaggio, sono stati decisamente stemperati e moderati per risultare forse più adeguati per il grande pubblico; pubblico di riferimento che però sembra voler essere quello tipico di “un posto al sole”.
Il fumetto – come direbbe Andy “grazie allo scabroso cazzo di Zeus” – ha tempra e grinta ben diverse.

Anche quei momenti un po’ più critici e delicati, i confronti con i cattivi di turno, o le reazioni a colpi gobbi, tradimenti e coltellate alla schiena, nell’adattamento in streaming risultano molto più ammorbiditi, sia come risposte dei personaggi che nella risoluzione.

Nel tentativo poi, forse non proprio riuscitissimo, di dare risalto al personaggio cinematografico di Nile, che nel fumetto in effetti funge da motore di trama e poco di più – non essendone la protagonista, diversamente dall’adattamento – Andromaca viene svilita e maltrattata, rappresentata più debole e sciocca di quanto non sarebbe potuta essere. C’è anche da dire che il profilo greco del personaggio fumettistico renda molto di più, sia a livello grafico che in espressività, rispetto al faccino d’angelo dell’ex bionda Theron che pur cerca di esprimersi con sguardo cattivo e drammatico, quando non sofferente o basito.

Decisamente apprezzabile invece la coppia Joe/Nicky in entrambe le versioni, anche se resta la voglia di saperne di più del loro passato e di vedere messa in scena in maniera più ampia la loro duratura e profonda relazione.

La serie pubblicata nel 2017, quindi, costituisce solo il primo arco narrativo intitolato Opening Fire e promette – a detta di Rucka – di essere solo l’inizio di una trilogia, già pianificata dallo sceneggiatore e di cui il secondo atto ha visto la luce nel 2019.
Ogni arco, inclusa quindi la storia che possiamo leggere nello splendido volume cartonato Panini è perfettamente fruibile a sé, ma lascia spazio ad alcune domande interessanti e a prossimi atti, si spera, altrettanto pieni di azione e di fascino. 

In conclusione, tutto sommato viene da sentirsi grati verso Netflix per il “coraggio” dimostrato nel voler produrre dei cinecomic tratti da opere che provengano da autori interessanti e diversi – o più o meno lontani – dal binomio supereroistico Marvel-DC. 

Il pregio più grande comunque, almeno in questo caso, è quello di aver diffuso l’opera presso il grande pubblico mainstream, anche se di un altro media, e aver permesso a molti, se non a tutti, di conoscere l’esistenza dell’originale versione fumettistica e dei suoi, speriamo molti, seguiti.
Insomma, inutile girarci attorno: stavolta non c’è paragone o gara che tenga.
Stavolta bisogna davvero leggere il fumetto.

Recensione di Simone Ishvard Leonetti

I vecchi soldati non muoiono mai… in certi casi letteralmente! Da secoli e secoli, alcuni mercenari immortali offrono i propri servizi a coloro che possono permetterseli. Ma al giorno d’oggi, quello dell’immortalità è un segreto difficile da mantenere, e quando hai vissuto così a lungo impari a tue spese che ci sono destini peggiori della morte! Da Greg Rucka (Lazarus) e Leandro Fernandez (The Discipline), il volume che raccoglie l’acclamata miniserie divenuta un film con Charlize Theron!

The Old Guard – Fuoco d’apertura è già disponibile in fumetteria!