The Weatherman

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Marte, 2770. A distanza di anni, i coloni non si sono ancora ripresi dal genocidio degli abitanti della Terra. Diciotto miliardi di amici, parenti e amori spariti in un attimo. Un massacro destinato a ripetersi, ma non tutto è perduto: il genere umano può riporre le proprie speranze nelle mani di un meteorologo televisivo. Se non fosse che né il genere umano né il meteorologo sembrano esserne al corrente. Una premessa semplice e catchy per la serie Image di Jody LeHeup e Nathan Fox.

A tutti sarà capitato almeno una volta, di domenica mattina, di dire ad alta voce che il meteo non ci azzecca mai. Una scienza basata sulle probabilità, tranne quando si decide di andare al parco. Eppure, nel caso di Nathan Bright, popolare meteorologo televisivo, quel tipo di previsioni sembrano essere le uniche attendibili. Da un giorno all’altro la sua vita cambia in maniera drastica e decisamente inaspettata, rimanendo travolto in una serie di complotti interplanetari. Un uomo ignaro di tutto, che inizia a dubitare non solo di ciò che lo circonda, ma anche di sé stesso.

Fortunatamente per lui, non si tratta di un viaggio solitario e disorientante, di Intrigo Internazionale hitchcockiano. L’intreccio della serie è abbastanza classico, con l’eroe inconsapevole che scopre sé stesso insieme a una compagna di viaggio riluttante alla quale si avvicinerà sempre di più [nota: sono considerazioni generiche sulla tipologia di storia, non di veri spoiler!]. Niente di nuovo né per i fumetti americani né per i manga, ma del resto lo sceneggiatore Jody LeHeup prende intenzionalmente spunto da entrambi oltre a lasciarsi influenzare dalle opere più disparate, costruendo una storia solida e appassionante fin dal primo capitolo. Ci immedesimiamo in Nathan, nella sua comune e piacevole quotidianità, e con lui vediamo travolti da un mondo straordinario e ignoto.

L’universo narrativo fantascientifico messo in piedi da LeHeup è convincente e, almeno inizialmente, molto simile al nostro, risultando immersivo e mai improbabile. Certo, evidentemente su Marte la moda terrestre deve arrivare incredibilmente in ritardo, e si spera che nel vero 2770 si possano finalmente dimenticare le cravatte e le camicie a maniche corte sopra le maglie a maniche lunghe. O forse tra alcuni secoli sarà inevitabile il revival del 2000?

Anche dal punto di vista visivo, i disegni di Nathan Fox e i colori di Dave Stewart ci restituiscono un mondo fantascientifico ma al tempo stesso familiare. Ok, in certi momenti sembra davvero un’ambientazione retrofuturistica e immaginata all’inizio del nuovo millennio (molto Image), e in alcuni appartamenti non ci si stupirebbe nel vedere un pc con Windows XP o un costume da cosplayer di Spawn. Quando i personaggi escono per strada, sembra che si muovano nella provincia americana o nei sobborghi di Los Angeles, finché l’inquadratura della vignetta non si sposta su alcune tecnologie e alcuni edifici molto vistosi e fantascientifici, o finché i personaggi non finiscono nello spazio profondo. E forse questo dovrebbe essere un demerito? Proprio no.

Le tavole di The Weatherman, per composizione e per colori, potrebbero quasi bastare da sole. In alcune scene d’azione si raggiungono nei picchi notevoli, dando davvero una sensazione di caos, di catastrofe, di grandezza di eventi che proseguono ben al di fuori dei bordi della vignetta. Un inseguimento automobilistico potrà scatenare il delirio per un intero quartiere, coinvolgendo il lettore a tal punto da fargli chiedere per un attimo “oh, cielo, dove ho parcheggiato ieri?”. In alcuni passaggi molto concitati aumenta drasticamente il numero di vignette, rallentando l’azione per mostrare alcuni dettagli o accelerandola e rendendola più frenetica accostando vignette strette. Nonostante questo il risultato è sempre elegante, e non si ha mai la sensazione di leggere tavole troppo dense e sovrappopolate da vignette.

Il segno è prevalentemente molto chiaro, dando la sensazione dello sporco di una matita un po’ smussata, ma risultando sempre ben leggibile, unito a dei colori perennemente coerenti e dalla vivacità pop. Lo stile visivo, in generale, oltre a sposarsi alla perfezione con il genere, risulta decisamente fresco e moderno. Non una totale novità, ma si pone virtuosamente in linea con molti altri fumetti degli ultimi anni, inclusi alcuni albi autoprodotti con amore. Altra nota di merito va all’espressività (facciale e corporea) dei personaggi che, seppur inserita in modo armonioso in un contesto realistico, attinge a piene mani all’animazione.
Tirando le somme, The Weatherman, è un fumetto divertente, appassionante e bello da vedere. Sembrano conclusioni un po’ semplicistiche, ma non è che la verità. Magari non è un capolavoro, sicuramente (questa sarebbe una vera semplificazione, anche perché di capolavori ne escono meno di uno all’anno) ma è fico. Se in America già è uscito da tempo anche un secondo volume, c’è un motivo. E il motivo è che vale la pena leggere il primo.

Recensione di Andrea Fasano

Nathan Bright aveva tutto: una ragazza fantastica, un bravo cane e un lavoro come meteorologo su Marte. Ma quando viene accusato del peggior attacco terroristico della storia, diventa il bersaglio di una caccia all’uomo che attraversa la galassia. Ma è davvero lui il responsabile di un crimine tanto orribile… oppure è semplicemente l’unico in grado di salvare l’universo?The Weatherman sarà disponibile in fumetteria dal 25 febbraio!