Warhammer Age of Sigmar: l’inizio del mito (seconda parte)

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Mentre gli Idoneth Deepkin stanno per unirsi alle schiere dei nuovi eserciti dei Reami Mortali, continuiamo il nostro riassunto di come si è formata la storia di Age of Sigmar. Ricordate che potete trovare la prima parte QUI.

Ci eravamo lasciati con la scoperta da parte del Caos dei nuovi regni di Sigmar e compagni. Vediamo come è andata la guerra…

IL FULMINE SI SPEZZA

Furiosi per essere stati ingannati, gli Dei rovesciarono sui Regno Mortali tutta la loro rabbia. Demoni, mostri, bestie e mortali proruppero nei vari Reami e portarono morte e distruzione.
Ma stavolta, Sigmar era pronto: aveva avuto secoli per prepararsi e un intero pantheon di Dei come alleato. Le forze combinate degli Otto Regni si mostrarono troppo potenti per il Caos, soprattutto grazie alla presenza di Sigmar stesso che, armato del suo incredibile martello Ghal Maraz, era praticamente imbattibile.

Archaon, che sapeva bene di non poter superare lealmente il suo avversario, ricorse all’inganno: con uno stratagemma convinse Sigmar a scagliare la sua arma contro di lui, e proprio allora Tzeentch aprì un portale Warp che inglobò l’arma, privando Sigmar di molto del suo potere.
Come se non bastasse il pavido Nagash, temendo una sconfitta per mano del Caos, cedette il controllo dell’Ognidove, il fulcro di realtà che collegava gli Otto Regni, ai Poteri Perniciosi.
Senza la sua arma migliore e tradito dai suoi stessi alleati, Sigmar si trovò impossibilitato a vincere la battaglia. Allora, per la prima volta nella sua millenaria esistenza, reagì da comandante e non da guerriero. Con cuore pesante sigillò le porte di Azyr, salvando solo una minima parte degli abitanti e lasciando che i rimanenti sette Regni affrontassero da soli la furia del Caos. Nelle battaglie che seguirono, quasi tutti vennero corrotti e uccisi, ma era necessario.
Sigmar lo aveva capito: i mortali non potevano affrontare il Caos e vincere. Serviva qualcosa di superiore a un semplice uomo. Serviva un esercito migliore e più potente.

E lui lo avrebbe creato.

LA TEMPESTA SI SCATENA

Per secoli Grugni, dio della forgia, e Sigmar lavorarono senza sosta mentre il Caos imperversava. Utilizzando il nucleo stesso del Vecchio Mondo il Dio del Fulmine creò la Sigmarite, un metallo indistruttibile e incorruttibile, e raccolse dai campi di battaglia le anime dei soldati più valorosi caduti contro i Poteri Perniciosi. Sigmar rimodellò e riforgiò corpi perfetti per queste anime, e diede loro armi e armature di magica Sigmarite. Con sortilegi e incanti li rese immortali, cosi che una volta sconfitti i loro spiriti sarebbero tornati ad Azyr per la riforgiatura. Ora il Dio aveva la sua arma contro il Caos.

Erano nati gli Stormcast Eternals.

Una volta pronti, Sigmar scagliò le legioni di Stormcast su tutti i regni, affinchè riconquistassero ciò che venne perduto.

Su Ghyran, essi sgominarono le legioni di Nurgle che avevano infettato i giardini di Alarielle e diedero soccorso alla Dea della Vita, che in cambiò donò loro il supporto dei Sylvaneth, gli uomini albero al suo servizio.

Su Aqshy, si scontrarono con i Bloodbound di Khorne, guerrieri selvaggi dediti al culto del Dio del Sangue. Dopo una serie di scontri ferocissimi la vittoria arrise agli Stormcast, che riconquistarono gran parte dei Realmgates perduti, fondamentali portali per l’accesso agli altri Regni.

Ma fu su Chamon che le legioni del Fulmine fecero la scoperta più importante: nascosta e protetta dai seguaci di Tzeentch, giaceva un’arma così potente che nemmeno i Caotici più potenti erano riusciti a distruggere: il martello Ghal Maraz.

LA RICERCA PER GHAL MARAZ

Quando Sigmar venne a sapere del ritrovamento della sua arma, scagliò su Chamon la maggior parte delle legioni: la battaglia che ne seguì fu durissima, ma alla fine gli Stormcast riportarono al loro signore il premio tanto ambito.

Di nuovo in possesso dello Spaccacrani, Sigmar risvegliò il suo guerriero più potente: il Celestant Prime, un tempo fra i mortali più possenti e ora suo araldo nei Reami Mortali. Tale è il potere del Prime che un suo colpo può addirittura purificare un’anima dalla lordura del Caos, spezzando il Marchio degli Dei.

Con questo nuovo, formidabile campione al loro fianco, gli Stormcast raddoppiarono gli sforzi per la riconquista dei regni perduti: Ghyran, Aqshy e Chamon tremarono mentre sempre più forze rispondevano al richiamo del Dio del Fulmine: le guerre per i Realmgates erano appena iniziate.

[CONTINUA NELLA TERZA PARTE]